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Decima tappa: il precetto cinese di Cesenatico

Il decimo giorno non comincia proprio benissimo.
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Saso non ha chiuso occhio tutta la notte per colpa di un mal di denti fortissimo che gli è esploso senza preavviso, probabilmente il solito dente del giudizio un pò dispettoso. Siamo ala decima tappa e la temperatura diventa giorno dopo giorno sempre più difficile da sopportare. Il corpo inizia a dare i primi segnali di stanchezza: le difese immunitarie si abbassano e si diventa vulnerabili.
Da una conversazione telefonica con la Cartisano, abbiamo ufficializzato dei soprannomi ad uso interno quali Gigi Eritema (a causa del sole si sta trasformando in una lucertola), Fede Tendine (gli duole un piede da almeno 9 giorni) e Saso Mandibola (che ve lo dico a fare).
Se il corpo ti dice fermati, ti devi fermare, non c’è storia. Ma Saso decide di battere l’asfalto anche oggi, nonostante il caldo, nonostante il dolore, nonostante dopo solo tre ore dia il segnale S.O.S al camper per soccorrerlo.
Arriviamo sul luogo dell’attesa e il nostro eroe non ha una bella cera: si trova sdraiato in un praticello adieacente al cimitero.
Discorso tra me e Gigi Marino.
Io – Cavoli Gigi, ma proprio al cimitero dovevate stenderlo a terra?
Gigi – E allora? Più tranquilli di così.
Io – E infatti, più tranquilli di così, si muore.
Fine del discorso surreale

Carichiamo il moribondo e lo mettiamo subito a letto. Dovrebbe riposare, se solo ci riuscisse.
Dopo un’intervista al paziente, pare sia un dolore ricorrente, dato dal dente del giudizio.
Passiamo dalla farmacia e dopo aver spiegato tutta la storia per filo e per segno al farmacista, lui ci dà varie opzioni e ci indica anche un dentista a pochi metri, suggerendoci di chiedere un antidolorifico locale da applicare al dente. Dopo aver visto il dentista strabuzzare gli occhi davanti alla mia richiesta, deduco che questa soluzione sia probabilmente frutto della sua fantasia e forse dovrebbe brevettarla.
Comunque, per quanto strana, per scrupolo o curiosità, mi ha portato in questo centro odontotecnico.
Spiego la situazione e la dottoressa in reception mi dice che se arriva entro cinque minuti, riescono a visitarlo, altrimenti poi deve aspettare il termine di un’operazione di due ore.
In tre minuti camper e walker sono nel parcheggio. Saso arriva con l’effetto della tachipirina 1000 in corpo e strafatto dalle medicine e dal dolore, entra salutando che manco Mick Jagger a un concerto degli Stones.
Comunque tutto ok, il dottore lo prende in consegna  per 10 minuti, mentre io e Gianni attendiamo il verdetto, seduti come due genitori apprensivi.
Mi intrattengo leggendo, sui muri, gli aforismi sul tema del sorriso e sorrido nel leggere Nietzsche che dice (boh): Non si può ridere di tutto e di tutti, ma ci si può provare.
Esce Saso er mandibola risollevato, dopo una visita accurata con tanto di lastra il dottore conclude così: ci vuole l’antibiotico.
Chiedo se il camminatore può camminare e Saso subito dice che ha già avuto l’approvazione e i due si scambiano sguardi complici. Ahhhh uomini. Testoni fino all’ultimo.
Gigi metti la crema. No mi fa schifo. Saso riposati oggi. No voglio camminare. Fede allenati bene prima di partire. Sì oggi ho fatto le scale almeno 3 volte.
Vabbé, niente ve l’avevo detto, in qualche modo si fa, anche perchè ormai siamo una squadra e dobbiamo stare uniti.
In questo turbine di imprevisti, gioie e dolori, passano a trovarci i genitori di Federico, che con la scusa di voler visitare Cesenatico e le bellezze dei paesaggi vicini, ne approfittano anche per verificare che i walkers (Federico compreso), siano tutti vivi e che io non sia qui a inventarmi delle storie solo per temporeggiare.
Attendiamo l’arrivo dei due camminatori rimasti e, soddisfatti delle loro verifiche, si uniscono all’ultimo tratto di passeggiata.
Intanto, pare che l’antidolorifico faccia il suo effetto: Saso riprende a parlare e trova perfino l’energia e il buonumore per andare a scattare il selfie di rito nella piazza centrale, dalla quale, però, tornerà dopo un’oretta di nuovo dolorante.
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Cerco di convincere Gigi che è necessario ritagliarsi dei momenti di riposo, ché siamo ancora solo a un quarto del percorso. Niente. Gli strappo un poi vediamo, ma solo all’ennesimo tentativo di mediazione.
Impacchettiamo il presidente Mandibola sul camper e ci tuffiamo nella notte rosa di Cesenatico, in cerca di persone da coinvolgere e con cui parlare delle Officine del Tempo. Partiamo carichi di aspettative e volantini, ma dopo cinquecento metri e un’attenta analisi della fauna locale, capiamo che è meglio riporre il flyer nello zaino. Federico si ritaglia un’oretta da dedicare ai suoi e io, Gigi e Gianni, ci aggiriamo guardinghi tra le due rive del canale, che divide la via centrale della città, abbellito dalle barche maestose con i teli dai colori primari del museo della vela di Cesenatico.

Per strada è un tripudio di ristoranti e negozietti e si respira l’estate. Non possiamo rinunciare alla frittura mista di pesce, da passeggio, rinominata dalle mode culinarie street food.
Un giro ancora tra corpi abbronzati e scoperti, un caffè per concludere in bellezza e raggiungere Saso al camper.
Mentre siamo seduti ai tavolini del bar, Gigi mette le mani in tasca e trova il biscotto della fortuna, dimenticato lì dalla sera prima.
Lo apre e vi trova, con sorpresa di tutti, due bigliettini.
Il primo dice:
Meglio non attraversare il muro con la testa.
Il secondo, lo legge di fretta e lo nasconde.
Insistiamo perchè lo legga e lui sorride riconoscendo al caso una certa ironia.
Gigi, leggilo!
Rilassati un po’, sarai più forte dopo ( e sbuffa).

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Sì, lo so che avevo promesso di non dirlo, ma comunque ve l’avevo detto.

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Laura Callari

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