San Benedetto del Tronto - Roseto degli Abruzzi tappa di PassoUno Officine del tempo informazione in formazione  (23)
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Da Falerna a Pizzo, per cogliere l’istante

A Falerna inizia la trentaseiesima giornata del nostro viaggio, ormai manca sempre meno alla tappa finale di Catania.
L’obiettivo è molto vicino ed è proprio adesso che bisogna rimanere concentrati sul percorso.

Pizzo Calabro passouno officine del tempo camminare a piedi Italia (4)
Lo capiamo subito, quando dopo il primo tratto di strada, chiamiamo i camminatori per verificare che tutto sia tranquillo e loro dicono che oggi non c’è via di fuga dalla Statale 18. Tutta strada trafficata e pericolosa, appesantita dai gas di scarico delle macchine, che peggiorano ancor di più la respirabilità dell’aria già afosa e densa. Ma per trovare qualcosa di meglio, non v’è altro rimedio che continuare ad andare avanti.
Intanto anche io mi incammino sulla Statale alla ricerca di un po’ di corrente elettrica e un tavolino al fresco.
La prima struttura che trovo è un albergo un po’ fatiscente, che non capisco se sia aperto o meno. Mi affaccio e dentro c’è un signore seduto su una poltrona che guarda la televisione. Gli chiedo se posso fermarmi a lavorare al computer e lui subito mi dice di sì. Poi gli dico che avrei bisogno di una presa e lui, nonostante ci siano diversi tavolini liberi, insiste perchè io mi sieda sull’unica scrivania inondata di oggetti, dalla quale toglie qualcosa per farmi un rettangolino di spazio.
Grazie.
Poi dice: ma non ha intenzione di stare qui tutto il giorno vero?
Ehm…almeno un paio d’ore sì, ma se è un problema vado al bar qui vicino.
No no stia pure, ma tra mezz’ora io chiudo.
– Ma come? Ma non è un albergo?

E sììì, ma non c’è nessuno quest’anno. La gente sta a casa perchè non ha i soldi.
Ah, ok. Senta, facciamo così, io m i metto qui e quando lei deve andare, me lo dice e io me ne vado ok?
Sì sì va bene.
Passa mezz’ora…
Deve andare?
No no, stia stia.
Passa un’ora, un’ora e mezza, due ore…
Deve andare?
No non ancora, devo aspettare due signori.
Vabbè. Intanto ci addentriamo in discorsi un po’assurdi, che mi ostino a riordinare quando sento che non funzionano, ma alla fine mi arrendo e, con la scusa di dover lavorare, riesco a uscirne abbastanza bene.
Intanto i camminatori arrivano a destinazione, tra le continue soste a ridosso dei guard rail per evitare di essere schiacciati dai camion. Federico viene a recuperarmi per raggiungere gli altri.
Il cielo oggi è coperto e il venticello fresco, ogni tanto fa una scrosciatina d’acqua e poi tutto torna asciutto.
Ci spostiamo con il camper in direzione Vibo Valentia, dove abbiamo appuntamento più tardi con Giovanni Cutrupi, amico storico della Cartisano, che ai tempi del suo arrivo a Milano, la prese sotto l’ala protettiva e la guidò alla scoperta della nuova metropoli.
Giovanni ha come tutti noi una doppia vita, divisa tra dovere e piacere, infatti dopo il lavoro, nelle ore del piacere si dedica alla fotografia e ai viaggi.
Abbiamo un paio di ore libere prima di incontrare Giovanni e così approfittiamo di un momento di cielo stabile, per assaggiare il famoso tartufo di Pizzo, diffuso in tutta la zona limitrofa, di cui Vibo fa parte.

Pizzo Calabro passouno officine del tempo camminare a piedi Italia (2)
Andiamo nella zona del lungomare ed entrando in una pasticceria, iniziamo a pregustare tutte le prelibatezze disposte nelle vetrine. Gelati e gelatini di tutti i tipi, pasticcini pieni di creme e ricotta e poi i tartufi artigianali. Chiediamo cinque di quelli e ci arrivano delle coppe stracolme di panna fresca montata, con in mezzo il gelato tartufoso. Ingeriamo a fatica tutto quel trionfo di zuccheri e cioccolato e boccheggiando ci dirigiamo di nuovo al camper nela speranza che una camminatina (mancava eh?) possa ridare la giusta densità al sangue che ci scorre nelle vene misto a panna.

Verso le 18, raggiungiamo Giovanni che ci attende a casa per un incontro amichevole con apericena.
Ci aspetta sotto casa e da lontano lo avvistiamo mentre si sbraccia per salutare. Ci accompagna fino al secondo piano e appena apre la porta, veniamo travolti da un turbine di colori e fantasie, esplosive ed equilibrate allo stesso tempo.
La casa di Giovanni e Monica, la sua compagna, è piena di oggetti particolari e curatissima in ogni dettaglio. Colori e forme si richiamano da un angolo all’altro e Giovanni va fiero di ogni particolare scelto da loro o realizzato con le loro mani. La nostra attenzione viene subito attirata dal mobile dell’entrata, nel quale riconosciamo le antine, recuperate dagli scuri di vecchie finestre. Chiediamo chi sia l’artigiano di turno e lui ci fa il nome di Saro Tropea, personaggio particolare descritto come artista del reciclo, esploratore di nature incontaminate ed equilibrista, dotato dell’abilità di creare sculture naturali, sovrapponendo grosse pietre che restano in equilibrio l’una sull’altra anche per diversi anni.
Acasa di Giovanni ci sono diverse creazione fatte da Saro, ma anche Giovanni ha un certo talento nell’arte del recupero e arredo, ad esempio ci mostra con orgoglio un tavolino che ha realizzato con un vecchio girello di legno e un piano di vetro e altri oggetti originali.
Poi approfondiamo un po’ le scelte personali e lavorative e ci racconta di come, dopo aver vissuto per anni in grandi città, abbia deciso di ritornare in Calabria, dove dice di iniziare ogni giornata col sorriso, generato dal paesaggio che costeggia la strada per raggiungere l’ufficio e dalla consapevolezza che lì, a pochi metri da casa, c’è il mare che lo aspetta.
Gli chiediamo della fotografia e lui dice che il suo percorso artistico inizia nel 2003, a Milano.
Ci spiega di come per lui fotografare significhi saper scegliere il momento giusto e saperlo rendere con la sola abilità dell’utilizzo della macchina analogica e possibilmente a focus manuale e pellicola. Nessun trucco digitale, niente elaborazioni col computer, lo scatto deve racchiudere capacità tecnica e istinto.
Dice che può permettersi di rimanere puro e incontaminato solo perchè ha voluto che la fotografia rimanesse una passione, non macchiata dalla necessità economica e dal compromesso e questo lo fa sentire libero di esprimersi e felice di creare.
Ci parla poi della sua imminente esposizione fotografica, di cui vediamo sul tavolo stampe e cornici per l’allestimento della mostra a Ecolandia (Reggio Calabria), dove noi saremo ospiti il 2 agosto.
L’esposizione fotografica di Giovanni, insieme ad altre mostre, video e installazioni artistiche, farà parte del progetto FACE Festival Arte Creatività Ecocultura, giunto alla sua quarta edizione. Lo scopo del festival, in parte comune alle officine, è quello di riunire le capacità produttive, il talento, la creatività, e l’ecocultura. Un viaggio nelle diverse forme espressive del mondo moderno, intriso di musiche, sonorità, libertà di espressione, divertimento, coinvolgimento sociale e, proprio per la location in cui si svolgerà (Ecolandia), riscoperta del patrimonio territoriale e riavvicinamento all’ambiente.
Giovanni e Monica ci raccontano anche della loro passione per i viaggi e di come abbiano deciso di far parte del circuito couchsurfing, ovvero l’arte di viaggiare dormendo sui divani degli sconosciuti. Ospitano spesso stranieri o viaggiatori a casa loro, per viaggiare un po’ anche quando restano a casa e ovviamente anche a noi riservano tutta la loro disponibilità e ospitalità. Ci sentiamo a casa e il momento del convivio ci restituisce la dimensione famigliare.

Più tardi, ci propongono più volte di dormire da loro, ma rifiutiamo, anche se a malincuore, per evitare di abituarci troppo alle comodità, proprio ora che siamo vicinissimi alla meta.
Alla fine, tra una chiacchiera e l’altra si è fatta una certa ora e dobbiamo andare.
Salutiamo i ragazzi ringraziandoli ancora per la serata tranquilla e rilassante, mentre siamo sulla porta Monica ci ferma e sparisce verso la cucina.

Torna con una marmellata di fragole fatta in casa, per la colazione di domani, dice.
Grazie ragazzi, a presto.

 

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Laura Callari

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