Palata Passouno officine del tempo informazione in formazione tappa  traversata d'Italia a piedi (5)
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L’effimero brivido del successo, al ventunesimo dì

Eccoci di nuovo qui, a salutare il mare, per iniziare la traversata degli Appennini, nel coast to coast dall’Emilia Romagna al Molise.
Obiettivo: Palata.

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Il percorso di oggi è pieno di salite e discese su e giù per i colli e il clima umido non aiuta i camminatori che, abituati ormai alle passeggiate sulla spiaggia, accusano un po’ il colpo, ma tengono botta.

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I primi passi in Molise, sono impressi nei loro ricordi come un mix di umidità e sudore su una scenografia paesaggistica che però basta a ritemprare l’animo e a ricordargli che è tutto in discesa, quello che non è in salita (dettagli).

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Io e Gianni ci dirigiamo diretti all’arrivo e attendiamo i passeggiatori d’altura, in un parcheggio per gli autobus, con di fronte un bar e a pochi metri un supermercato. Non ci manca nulla insomma.
I tre arrivano anche questa volta sani e salvi, con le loro barbe sempre più lunghe e le abbronzature a zone, in un collage improbabile di pelle in diverse sfumature dal bianco latte al color cuoio.

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Intanto io provo a chiamare lo scultore segnalato da Roberta (la Cartisano), ma non ottengo nessuna risposta. Decido quindi di riprovare più tardi e mi dirigo verso il bar, in cerca di alimentazione elettrica e di un angolino tranquillo.
Sono le 15 del pomeriggio, il bar è deserto e le luci sono spente. Mi viene il dubbio che sia chiuso, e così chiedo conferme alla signora dietro al bancone.
Lei mi invita ad entrare dicendo che è aperto; accende la radio (su una frequenza disturbata), indossa il grembiule e si mette in posizione.
Chiedo un caffè e le spiego perchè siamo qui, poi chiedo se posso occupare un tavolino per lavorare.
E che problema c’è!?

Le chiedo poi se conosce l’artista che stiamo cercando.
Ma è mio cugino!
L’hai già chiamato?
– Sì ma non mi risponde nessuno.
– Forse è partito, mi pare che sia in viaggio…
– Se vi interessa però, c’è un altro artista molto bravo, è un artigiano del vetro. Ha fatto anche il cammino di Santiago l’anno scorso, è una persona aperta a queste iniziative, secondo me gli interessa.
– E come si chiama? Dove lo trovo?
– Si chiama Natale.
Quando viene mio marito gli chiedo se ha il numero.
– Ok, grazie.
Continuo a lavorare, ma ad un certo punto, entra un signore e subito la signora dice: eccolo qui!
Racconto un po’ la nostra storia e chiedo a Natale se vuole incontrarci più tardi per fare due chiacchiere e se ha voglia di farci vedere i suoi lavori.
Dice che gli fa piacere e ci dà appuntamento alle 19 al bar, per poi andare a casa sua tutti insieme.
Poi mi parla di un altro gruppo di ragazzi di Palata che coltivano canapa e di un’associazione che lui e altri artigiani stanno fondando, per promuovere le bellezze territoriali del Molise.
Dice che il Molise non è conosciuto da nessuno, ma nel raggio di 70 km da Palata, ci sono bellezze naturali di ogni genere: dal mare alle isole, dalle montagne ai laghi, dai fiumi alle colline.

Intanto, mentre io sono al bar, i ragazzi sono al camper. Si affaccia da una finestra un signore (Vincenzo) e chiede avete bisogno?
No grazie. Ma diamo fastidio? Dobbiamo spostarci?
– No no, chiedevo se vi serviva qualcosa.
– No grazie mille.

Iniziano poi a parlare e lui dice, beh, allora facciamo l’intervista eh. Contatto un giornalista.
Intanto arriva Lino attirato lì dal camper, che, rivolgendosi a Vincenzo, dice che sa già tutto e che sa anche che c’è la blogger al bar (ovviamente io e Lino non ci siamo parlati).
Siamo ufficialmente arrivati al sud, dove marketing è una parola sconosciuta e il passaparola va più veloce del suono e della luce.
Come ho fatto a non cogliere i segnali? Gli orari dilatati, il riposino pomeridiano, le parentele a grappolo. Ah che scialo!
Mi raggiungono i ragazzi in compagnia di Lino, che offre da bere a tutti e poi fa una donazione per mostrare apprezzamento per il progetto.

Gigi, Saso e Gianni tornano al camper dove nel frattempo Federico ha cucinato una pasta al volo per tutti.
Mentre si rilassano nella fase postprandiale, ad un certo punto arriva una macchina. Scende un signore che subito attira l’attenzione dei walkers poichè  vestito da lavoro e accompagnato da una signora (la madre) che lo attende in macchina dove c’è anche un decespugliatore sui sedili sul retro.
Dice: buonasera, io sarei il giornalista.
Scusatemi ma sto per andare a lavorare in campagna, che l’ho promesso a mia madre. Passavo di qua  e volevo capire meglio. Ora devo andare.

Okei. Grazie. Ciao

Scrivere da un bar del Molise è un’esperienza suggestivae per questo voglio ringraziare i proprietari del bar oasis per la loro ospitalità.
I bar, soprattutto nei paesini piccoli, sono il fulcro della vita sociale, un covo di public relation e frequentazioni quotidiane.
Ci sono ragazzi giovani e signori di tutte le età, qualche ragazza. Qualcuno gioca a carte, altri mangiano il gelato, qualcuno legge il giornale e poi tutti parlano con tutti. Gridano, ridono, canticchiano le parole delle canzoni, che già la radio diffonde a volume deciso.
Alle 19 inizio a guardarmi attorno: di Natale nessuna traccia. Il resto del gruppo ne approfitta dell’orario del supermercato, aperto fino alle 20.30 (orari da sud), per andare a fare provviste per la sera.
Io intanto, concludo le mie attività e il bar si svuota avvicinandoci all’orario di cena.
Ore 20: di Natale nessuna traccia.
Boh, chiedo alla signora del bar se ha un numero di telefono o se eventualmente ha avvisato, ma niente.
La fame inizia a farsi sentire e la stanchezza pure, così raggiungo il camper, dove i giovini uomini stanno preparando la cena, avendo capito molto prima di me, che il nostro appuntamente è definitivamente saltato.
Sul camper ci confrontiamo e qualcuno esterna le sue sensazioni.
Strano come per un attimo avessimo tutti gli occhi puntati addosso e sembrava che dovessimo diventare l’attrazione del paese, poi senza preavviso, c’è stato un repentino ed immotivato calo dell’interesse e sono spariti tutti.
Ehhhh ma che vi devo dire, la popolarità è così. Un attimo prima sei idolatrato dalla folla e un attimo dopo ti ritrovi a piangere abbracciato al cuscino nel tuo piccolo camper. Certo, il nome del paese doveva prepararci un po’ a tenere alta la soglia di guardia.
Ragazzi, lo so, è stato un duro colpo, ma restiamo vicini e cerchiamo di andare avanti.
Consoliamoci con una cena e chi s’è visto s’è visto.
E Natale? Speriamo non finisca a chi l’ha visto?

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Laura Callari

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