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L’espressionismo di Marcello e il faticoso equilibrio tra mettere e togliere

Il trentacinquesimo giorno splende il sole su di noi, ci svegliamo sulla spiaggia e respiriamo l’odore della libertà.
La notte è trascorsa bene, almeno fino all’alba di stamattina, quando è passato un treno a tutta velocità e io sono saltata nel letto, sbattendo la testa sul soffitto.
Un paio di infarti mattutini non sono bastati però a farmi svegliare di cattivo umore, perchè alla fine oggi è un nuovo giorno e chissà quali avventure ci aspettano lì fuori.
Oggi i camminatori partono in anticipo rispetto agli altri giorni e il camper, di conseguenza, fa lo stesso.
La giornata è calda e secca e i tre walkers sono costretti a percorrere la strada statale che, anche se offre un’interessante vista mare, non lascia molto spazio per rilassarsi, a causa del continuo sfrecciare di macchine e camion a pochissima distanza dal margine camminabile.

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Arriviamo a Falerna a metà mattina e io mi stacco dal camper che oggi sembra una vaporiera per ravioli. C’è una temperatura insostenibile e così spinta dallo spirito di sopravvivenza, mi avventuro alla ricerca del solito bar. Questa volta, però, trovo un hotel dove chiedo asilo elettrico e la ragazza della reception dopo un primo momento di tensione, dove credo che tema una vendita porta a porta o la presentazione di un’enciclopedia storica, si rilassa e mostra una certa disponibilità.
Le racconto delle Officine e di PassoUno e vedo in lei un certo interesse unito ad approvazione.
All’esterno dell’albergo c’è una piscina molto azzurra e alzando lo sguardo di poco, il mare. Uno scenario ottimale per lavorare senza patire le pene dell’afa.
Mi assicuro di tanto in tanto, che i camminatori non si siano ancora seccati al sole come i pomodori, ma al telefono danno pochi segnali tra un respiro affannato e l’altro, quindi decido di non disturbarli più, sperando riescano anche oggi a riportare la pellaccia a destinazione.
E ce la fanno. Verso le quattro del pomeriggio, infatti, arrivano.

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Mentre loro si dedicano un’oretta per rianimarsi, io concludo le mie attività e raccolgo le borse prima di andare. Mentre saluto, arriva il Cavalier Fungo a recuperarmi e aiutarmi a trasportare le valigie di lavoro, come un vero gentiluomo.
Torniamo al camper e ci dirigiamo verso Lamezia Terme Nicastro, dove ci aspetta Marcello un amico di Saso, che lui stesso descrive come una delle persone più interessanti incontrate nella vita.
Marcello Balistrieri è un ragazzo gentile e leggiadro nei modi, dal sorriso rasserenante, nella vita si dedica alla pittura e alle arti figurative in genere, lavorando sulla narrazione e l’espressività dei soggetti.

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Ci accoglie nel suo spazio che è un laboratorio creativo, attrezzato per il disegno e la pittura, una stanza adibita alla modellazione e utilizzo di argille varie e uno spazio espositivo in vetrina dedicato alle opere.

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All’occorrenza diventa anche una scuola di disegno dal vivo e di ricerca artistica.

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Marcello ci accoglie e ci racconta un po’ di sè e dello spazio.
Le sue opere, attaccate ai muri e appoggiate dappertutto, parlano prima di lui. Ci sono tante tele di grande e grandissimo formato, poi qua e là qualche bozzetto, disegno o studio di soggetti. In ogni opera vengono rappresentati personaggi strani o grotteschi, in situazioni surreali.

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Dietro i quadri c’è un lungo periodo di lavoro di progettazione, ma anche di lavoro materiale. Marcello dice: mi devo stancare e soffrire per trovare la strada giusta. A volte dopo che ho finito, copro con il colore gran parte della tela e ne tengo solo delle parti, perchè capisco che tutto il resto è superfluo.

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Così come il giovane Daniel San in Karate Kid, per diventare un vero combattente doveva mettere e togliere la cera, così con lo stesso metodo, ma con molta più tranquilità, Marcello mette e toglie il colore, fino al raggiungimento del giusto equilibrio.
Dice che il suo obiettivo è quello di svuotare per avere un risultato espressivo più immediato e poi sul tavolo di lavoro ha un grosso libro su Otto Dix, che  dà un’indizio sui mondi complessi e affascinanti che vuole continuare ad esplorare.
Marcello ci parla di come anche riuscire a vivere di arte, sia un gioco di equilibrismo. Dice che bisogna stare molto attenti e che se ti distrai un attimo, vieni subissato di bollette e affitti da pagare. Ci racconta di come sia finito a Lamezia Terme Nicastro dopo un perpetuo girovagare per l’Europa e di come si sia convinto a prendere l’abilitazione all’insegnamento dell’arte, a seguito di ripetute pressioni da parte della madre.
Ed è proprio così che lui e Saso si sono incontrati, mentre entrambi cercavano di istituzionalizzare i loro istinti creativi.

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Marcello dopo una lunga chiacchierata, ci offre ospitalità a casa sua, distante pochi metri dal laboratorio, per una doccia e un po’ di relax.
Ci accompagna dicendoci che poi lo troviamo al laboratorio perchè deve finire un’insegna per un lavoro.
Ci dà tutte le direttive utili alla sopravvivenza in una casa nuova, ci lascia le chiavi e va via.
Disporre di una casa vera, normale, per qualche ora, è una sensazione strana. Quasi destabilizza per quanto è stabile e piena di spazi vuoti, però il divano, quanto mi è mancato e la doccia e il tavolo di legno con la sedia, ma non vale la pena farci troppo l’abitudine, manca ancora un po’ all’arrivo. Sono solo pochi giorni, ma comunque non sono da sottovalutare. Intanto però ci godiamo questa sensazione di agorafobia.

Per la seconda volta nella stessa sera, mi ritrovo a pensare ai pieni e ai vuoti, all’aggiungere o togliere e così mi torna in mente una frase letta da qualche parte tempo fa e per un giorno tolgo l’esclusiva al filosofo del gruppo:

Trenta raggi s’incontrano in un mozzo e in quel che è il suo vuoto sta l’uso del carro; si tratta l’argilla e se ne foggia un vaso e in quel che è il suo vuoto sta l’uso del vaso; si forano porte e finestre per fare una casa e in quel che è il lor vuoto sta l’uso della casa; perciò dall’essere viene il possesso, dal non essere vien utilità (Lao Tse)

Ah, dimeticavo, abbiamo riconsegnato le chiavi e siamo on the road again.
Grazie Marcello.

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Laura Callari

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