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Da Letojanni a Catania: La tappa finale!

Evidentemente abbiamo qualche pena da scontare, non mi è ancora ben chiaro quale, ma ci rifletterò profondamente.
Ieri sera, abbiamo deciso di fermarci a Giardini Naxos sapendo che la tappa di oggi sarebbe stata lunga e faticosa e quindi i camminatori hanno deciso di partire da qui, in modo da essere già pronti per la partenza dalle prime ore del mattino.
Il piano è questo: per Gigi, Fede e Saso sveglia alle 6, ma io e Gianni possiamo continuare a dormire almeno per un paio d’ore. In teoria…
In pratica, invece, succede che proprio oggi, proprio qui, una squadra di simpatici giardinieri ha deciso di dichiarare guerra alle erbacce e di radere al suolo ogni centimetro di questo parcheggio.
A che ora hanno deciso di cominciare? Verso le 5 credo. Inizialmenmte ho cercato di ignorarli in tutti i modi, girandomi e rigirandomi per riaddormentarmi, ma è stato impossibile, soprattutto quando hanno iniziato a tagliare l’erba esattamente sotto il camper, usando un decespugliatore con il motore a scoppio. Apro gli occhi e guardo fuori e vedo una squadra di lavoro di oltre quindici persone operose che camminano avanti e indietro per il parcheggio, con i loro attrezzi in mano e mi rassegno all’evidente impossibilità di riposare ancora.
Risultato?
Alle sei siamo già tutti svegli e così alle 6.30 i camminatori iniziano la loro ultima passeggiata per PassoUno.
Succede che così, la mia giornata viene anticpata tutta di tre ore e quindi alle otto inizio a pregustare la pasta alla Norma avanzata dalla sera prima che, per motivi di cedimento fisico non sono riuscita a mangiare.
Alle otto e trenta ho fame come se fossero le due del pomeriggio e alle 9.10, finalmente, mi decido ad addentare il primo boccone.
Apro il frigo, prendo il contenitore con la pasta e dopo averlo lasciato 29 secondi fuori, per ristabilire la temperatura ambiente, vado giù di pastasciutta con le melanzane. Buonissima. Mando un messaggio al gruppo, che dice: colazione con pasta fredda alle melanzane; sono molto fiera di me, adesso anche io sono un GigiMarino.
L’obiettivo del camper, per la mattinata, non è Catania, ma Acireale, dove ci fermiamo in attesa dei camminatori per la pausa pranzo.
Arriviamo a destinazione molto presto e dopo tre ore, la batteria del mio computer non ce la fa più e si arrende.
Sono le undici e non ho nulla da fare per almeno un paio d’ore, così decido di valorizzare quelle belle verdure che ci hanno regalato Claudia e Vincenzo, che dalla cassettina di legno mi chiedono di rendergli giustizia. Peperoni, melanzane e pomodori che non attendono altro che di essere grigliati o conditi a dovere e così inizio la mia folle impresa.
Credo che non esista idiozia più grande del mettersi a grigliare in camper, in Sicilia ad agosto, sotto il sole battente delle undici del mattino, e la cosa divertente è che per un’ora buona ho creduto che stesse per arrivare il temporale. Mi hanno illuso i forti boati che sentivo ogni tanto, simili in tutto e per tutto a quelli dei temporali estivi. Ma guardavo fuori dalla finestra e tutto sembrava immobile, secco, asciutto.
Quando arrivano i ragazzi, scopro che quei rumori sono i brontolii del vulcano e ovviamente lì in zona più nessuno ci fa caso.
Intanto ho affettato la pagnotta di pane casereccio, ho bollito qualche uovo e messo a marinare le cipolle di Tropea, così il pranzo può avere inizio e almeno per oggi, diciamo no a salami, pancetta e mortadella che ormai ci escono dalle orecchie e dal codino arricciato, gronf!
Nonostante la sauna, ne è valsa comunque la pena e il pranzo è stato molto apprezzato anche dai camminatori, bisognosi di acqua e verdure per reidratarsi e rinfrescarsi, in vista di un’altro tratto di strada ugualmente lungo e faticoso, come quello mattutino.
Beviamo il caffè e poi rompiamo le righe e ognuno torna alla propria postazione.

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I walkers attraversano un mercato della frutta originale, Acicastello e le sue bellezze e continuano la loro ultima camminata di questa avventura, mentre Gianni vaga con il camper per tutti i benzinai della zona, in cerca di un rifornimento di acqua e io, a bordo, sono al telefono cercando di capire quali siano i piani della serata suggeriti dalla Cartisano.

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Provo a chiamare il nostro referente Luigi Fiore, con il quale ci diamo appuntamento alle 19 in piazza Verga per decidere poi il da farsi.
In Sicilia l’acqua scarseggia e nessun distributore intende farci caricaricare il serbatoio, finchè finalmente, all’ennesimo tentativo, Gianni trova il gentil gestore di una piccola area di servizio, che ci permette di fare il ricarico di acqua e così siamo salvi e anche per stasera la doccia è assicurata.
Il pomeriggio scorre veloce, tra un boato dell’Etna e un foglio ripiegato per farsi aria e sopravvivere all’afa, poi fermi sul bordo della strada, attendiamo con ansia i walkers, che arrivano abbastanza puntuali rispetto alle previsioni.
Quando arrivano, Gigi mi invita ad uscire dal camper per un bellissimo e sudatissimo abbraccio così come a trasferire un po’del risultato dei loro sforzi anche su di me.

Una volta fradicia, non mi sottraggo all’abbraccio collettivo e così termino l’operazione sudare con le ghiandole altrui, passando anche da Saso e da Fede.

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Fede mi racconta che gli ultimi chilometri sono stati lenti e che sono state scelte tutte le strade panoramiche come per allungare ulteriormente la lunga tappa, perchè insieme alla felicità e alla soddisfazione di aver terminato un’ardua impresa c’era la voglia di non far terminare questo splendido cammino di vita e conoscenza.

Si festeggia l’arrivo con una birretta e poi ci organizziamo per raggiungere Luigi, che ci viene a prendere nonostante un mal di schiena che lo perseguita da una settimana. Luigi ci ospita a casa sua per una doccia prima di andare alla Città Vecchia, storico locale di Catania e punto d’incontro per artisti e musicisti della zona. Poichè i tempi sono un po’ stretti, decidiamo di separarci: io e Federico seguiamo Luigi a casa sua e gli altri tre si preparano sul camper.
Luigi ci ha seguito sul blog, conosce il nostro progetto che gli piace molto, ci racconta di essere in fase riflessiva, dopo aver chiuso un’attività a Catania e vorrebbe aprirne un’altra ma deve confrontarsi ogni giorno con la mentalità delle person e le  varie difficoltà che comporta la gestione di un locale, soprattutto al sud.

L’amore per Catania è grande ma forse ancora più grande la voglia di scappare all’estero o comunque in una città dove la meritocrazia e il lavoro onesto valgano più delle amicizie e degli status simbol.
Ci ricongiungiamo dopo circa un’ora e insieme procediamo verso la città vecchia, con Luigi che ci fa da guida spirituale, logistica e culturale alla scoperta della città. Catania è una città suggestiva, piena di viottoli con ristoranti e tavolini a lume di candela. Attraversandoli, si respira il fermento dell’estate e delle risate ai tavoli.
Arriviamo al locale suggerito da Roberta, dove a uno dei tavoli siedono gli Afterhours, noto gruppo musicale italiano talvolta schieratosi a supporto di iniziative a sostegno della cultura e dell’arte, reduci da un concerto trascorso la sera precedente e in attesa di suonare domani a Palmi, in Calabria.

Decidiamo di parlargli del nostro progetto sperando in un confronto.
Dopo qualche indugio, parto all’attacco e mi presento molestando quasi tutti i componenti del gruppo; uno ad uno, finché non sento di avere abbastanza attenzione per poter approfondire l’argomento, riesco a raccontare della nostra esperienza e dei nostri obiettivi e loro sembrano molto colpiti, anche se si limitano a fare qualche commento di approvazione.
Tornano ai loro discorsi, mentre la nostra attenzione è attirata dai brontolii dei nostri stomaci che fanno concorrenza nel loro piccolo a quelli potenti dell’Etna.

Per Luigi l’ospitalià è sacra e come ospite si merita un dieci e lode. Dopo averci offerto un paio di giri di birra si offre da Cicerone anche per un tour gastronomico locale. La meta è la tavola calda Catanese, e le sapienti papille gustative di Luigi ci conducono in un elegante locale specializzato in arancini, bombe, cartocci, gelati, granite e tutte le meraviglie della cucina sicula.

Svuotiamo le vetrine ricche di fritti e bontà che trasudano olio e ci sediamo al tavolo soddisfatti delle nostre scelte.
Risolta la cena, torniamo al locale per un ultimo giro di saluti e mentre siamo fuori, Gigi inizia a sudare freddo e diventa di un colore che è una via di mezzo tra verde limone e verde salvia, si siede e dà qualche segnale di un malessere.

Come  si racconta dei più grandi attori, che in ogni condizione portano a termine il loro spettacolo, per poi stramazzare al suolo subito dopo gli applausi e l’inchino, così anche GigiMarino, sul finale ha un cedimento fisico e vuoi per la stanchezza, vuoi per la levataccia all’alba o per la camminata di 51 chilometri, vuoi per la digestione difficile degli arancini fritti o vuoi per le variazioni di temperatura dentro e fuori dai locali condizionati, insomma, l’indistruttibile Gigi dichiara il K.O. tecnico. Lo accompagnamo al camper, ma prima dobbiamo passare da casa di Luigi a recuperare gli zaini. Gli altri vanno verso il camper e quando li raggiungiamo, Gigi è già a letto e dorme di sasso.

Salutiamo Luigi e partiamo alla ricerca di un luogo tranquillo dove passare la notte e dove risvegliarci con calma all’ombra degli alberi, nella nostra prima mattina di riposo.

Domani è un altro giorno e la colazione con brioche e granita alla mandorla, ci attende.
Questa avventura è stata intensa, ricca di incontri e avvenimenti. Siamo giunti alla meta, ma quello che più ci rimarrà è il viaggio: attraverso l’Italia e dentro noi stessi.

Le Officine esistono già, ora è solo una questione di …tempo.

Grazie a tutti. Davvero.

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Laura Callari

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