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A Rosarno, con i fan in trasferta

Giovedì 31 luglio, la giornata inizia con una pioggerella che decide di dare il meglio nel momento in cui i camminatori mettono piede fuori dal camper, fanno tre metri e inizia a diluviare, tanto che, fradici, si rifugiano nel camper aspettando che si calmi un po’.
Dieci minuti ed è come se niente fosse.
Ovviamente i tre camminatori, che ormai hanno piedi e coraggio rodati per ogni tipo di strada, non ci pensano due volte e si ributtano subito in strada per cominciare questa giornata numero trentasette.

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Viste le esperienze negative di ieri sulla statale, cercano in tutti i modi possibili di trovare un percorso interno, alternativo alla Strada Statale e alla fine, lo trovano. Un percorso da sogno, con viali alberati e sentieri silenziosi, dove il venticello sussurra parole all’erba alta e loro sono immersi inquesto scambio di intime confessioni.

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Camminano lungo la strada, ma anche all’interno dei loro pensieri, potendosi finalmente concedere il lusso del relax, quando i piedi vanno da soli e sei come un passeggero sul dorso di un cammello.

Saso scrive su facebook: Poi d’improvviso si apre la piana di Rosarno, ti ricordi da dove vieni e dove hai vissuto per la maggior parte della tua vita. Non provi più malinconia, sei passato da pensare che fosse importante essere qualcuno a pensare di non essere nessuno. Adesso comprendi che non ci sono contraddizioni e che fai parte del tutto.

Intanto il camper è arrivato da Pizzo a Rosarno tranquillamente, sostando in una strada sterrata dalla quale si vede solo un negozio di scarpe e qualche casa non finita. Mentre siamo in attesa, ricevo una telefonata della Cartisano che mi chiede di geolocalizzarci perchè i suoi genitori sono sulle tracce dei camminatori e vorrebbero far loro una sorpresa, quindi con grande abilità chiamo Federico e faccio un giro di passaparola, assicurandomi che Gigi non lo venga a sapere.
Passa qualche ora ma degli ospiti non abbiamo più notizie, scrivo finché la batteria me lo consente, ma poi la necessità mi spinge all’esplorazione e così abbandono il camper in cerca di un bar. Mi sento come il protagonista di un vecchio film dai toni gialli, ambientato nel far west. Fantastico sulla classica scena del forestiero che cammina vedendo solo le punte degli stivali sonanti e terra battuta tutto intorno, fino all’avvistamento delle porte basculanti di un saloon. Spero solo che non finisca a sgabellate e proiettili volanti che spaccano bottiglie e bicchieri.
Mentre cammino a bordo strada, a pochi centimetri dai fichi d’india, con il terrore che il vento mi soffi addosso le spine, le mie fantasie musicate da Morricone, vengono interrotte da un clacson. Un signore mi suona più volte e poi si ferma un paio di metri avanti.
Mi avvicino e saluto. Buongiorno, dica?
Signorina vuole un passaggio?
– No grazie, sto cercando un bar.
– E no qui un bar non so…no è lontano, salga che l’accompagno io.
– Ehm no grazie, guardi vedo un’insegna là in fondo, c’è scritto bar.
– Ah sì è vero, forse è aperto quello.
– Grazie eh.
-Prego.
E se ne va.
Continuo puntando al mio obiettivo e infatti, come da programma, il bar esiste, è aperto e ha pure gli attacchi di corrente fuori.
Chiedo alla signorina del bar se posso lavorare al computer e dice:
Eh, c’hai avuto pure culo, qui abbiamo anche il wi-fi.
– Ah, bene, mi metto fuori. Può darmi la password?
– Eh sì, però io non la so, devo chiamare i miei figli perchè loro sono gli unici che usano internet.
– Ah, ok. Fa niente, mi arrangio.
(La gente sta male – cit.)
Comunque mi organizzo e mi isolo.
Nel frattempo i camminatori arrivano al camper e poco dopo arrivano anche i genitori di Roberta.
Vengo avvisata da più messaggi incrociati e così, dopo aver finito di fare alcune cose, mi dirigo al camper per conoscere gli ospiti, nonché supporters in prima linea del nostro progetto.
Finalmente consoco la signora Annamaria e il signor Francesco di persona, dei quali finora ho letto su facebook oppure ne ho sentito parlare da Roberta, come per esempio so che il signor Cartisano ha scritto da poco un libro, che pare abbia abbastanza richiesta. Ahhh il potere del pettegolezzo digitale!
Raggiungo il camper e trovo tutti lì, ad attendermi prima di andare via.
Ci presentiamo e vedendo che sono viva, i signori Cartisano possono finalmente tornare a casa sereni.
Facciamo due chiacchiere e poi ci salutiamo dandoci appuntamento per la tappa di Reggio Calabria.
Scopro più tardi, quando arriviamo nel parcheggio di un grosso centro di negozi, che i nostri ospiti hanno portato generi di prima sopravvivenza come patatine, bibite, formaggio e altre leccornie che hanno rifornito le nostre dispense.

Nel parcheggio, facciamo un giro di ricognizione e alla fine ci piazziamo vicino ad un altro camper, scoprendo che proprio a pochi metri abbiamo anche un rubinetto dell’acqua. Evviva, meglio di così non si può. Facciamo il carico dell’acqua e procediamo con le attività di sopravvivenza serali tipo docce, bucato a mano, cena e cose così, di normale amministrazione.

Messaggio per i nostri parenti che come Francesco e Annamaria stanno in pensiero: siamo giovani e forti e stiamo tutti molto bene. Tranquilli! 😀

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Laura Callari

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