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Da Santa Maria del cedro a Cetraro con le sorprese di Guardia Piemontese

Il trentatreesimo giorno è una domenica. Ci svegliamo a San Nicola un po’ più tardi del solito, sia perché la sera precedente abbiamo fattole ore piccole, sia perché, a quanto pare, nel parcheggio c’è stato un incessante viavai di adolescenti molesti al ritorno dal loro sabato sera e quindi tra le macchine, i clacson, le urla e gli schiamazzi, pare che qualcuno (non io) abbia dormito quasi per niente.
Gigi si alza e dichiara lo sciopero del caffé: la cucina è chiusa, vado a fare colazione al bar qui di fronte.

Ok, tutti al bar cominciando col dubbio Amletico, questa colazione ci mette davanti a scelte difficili come quella tra bombolone o croissant caldi da farcire con ripieno di cioccolato bianco o nero, marmellata o crema. Di prima mattina alcune decisioni sono più ancora più ardue.
Una volta operativi, partiamo per tornare a Santa Maria del Cedro, punto di partenza di questa tappa in direzione Cetraro.
Per questa sera abbiamo un incontro particolare con un contatto trovato nei giorni precedenti, leggendo un articolo sulle terme luigiane, situate a soli 7 km da Cetraro, verso Guardia Piemontese.
Tra le varie attività complementari alle terme, era segnalato anche un laboratorio artigianale di recupero dell’arte della tessitura antica e dell’abito Guardiolo, che ha subìto grandi modifiche a seguito dell’eccidio dei valdesi in Calabria avvenuto il 5 giugno del 1561, uno dei tanti massacri che rappresenta la storia di questo popolo-chiesa. L’obiettivo dell’Inquisizione, quello di sradicare la fede valdese, prima eretica e poi riformata, fu raggiunto in pieno nel territorio calabrese.
Quello che ci spinge a voler visitare il Museo è il laboratorio tessile e la presenza di una foresteria per l’ospitalità.
Chiamo il signor Fiorenzo Detundis, responsabile del Centro di cultura Giovan Luigi Pascale, che già nei giorni precedenti si è dimostrato particolarmente disponibile a incontrarci e a supportare iniziative indipendenti come la nostra.
Mi riconferma che ci aspetta e poi mi segnala che nel pomeriggio, sarà possibile assistere alla lavorazione della ginestra e che ci sarà una signora che viene appositamente per mostrare alcuni procedimenti.
A che ora ?
– Nel pomeriggio.
– Ok, allora ci organizziamo e cerchiamo di arrivare in tempo.
I camminatori arrivano a Cetraro quasi disidratati, anche oggi il sole è stato intransigente. Arrivano e per una mezz’ora buona non proferiscono parola. Bevono e mangiano qualcosa per integrare le energie disperse. Gigi crolla e sprofonda in un sonno che nessuna voce o richiamo riesce a interrompere.
Dovremmo partire per raggiungere Guardia Piemontese, ci prepariamo alla partenza, riordinando tutto e riproviamo ancora a smuovere Marino, ma nessun segnale.
Decidiamo di partire lo stesso e così tra una telefonata e l’altra, riusciamo a raggiungere la cima di Guardia Piemontese da dove si gode di una vista indescrivibile, forse una delle più de belle della Calabria, finora.

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Intanto richiamo il signor Fiorenzo e capisco che c’è stato un malinteso perchè lui ci aspettava nella zona marina, dove stanno lavorando la ginestra, vicino al fiume. Dice di aspettarlo in cima dove ci raggiunge dopo una decina di minuti. Ci organizziamo con due macchine e torniamo al fiume per vedere come si separano le fibre della ginestra dagli scarti. La signora Teresa spiega a tre ragazzi come fare tutti i passaggi nel modo corretto.

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Il signor Fiorenzo, intanto, ci racconta di come da qualche anno sia stato attivato il laboratorio tessile, per recuperare le antiche tradizioni tessili, ma anche per la produzione di tessuti pregiati o accessori di abbigliamento o per la casa, al fine di creare un’occupazione per le donne del paese.

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Da un paio di anni, hanno introdotto anche la tessitura della fibra di ginestra, molto utilizzata in tutto il mediterraneo già negli anni Quaranta, soprattutto per la realizzazione di coperte e tessuti che costituivano la dote da dare alle figlie femmine per il matrimonio.
Inizialmente, ci spiega la signora Daniela, che ci accompagna, compravamo il filo di ginestra già realizzato, ma da quest’anno abbiamo deciso di provare a farlo noi, quindi siamo in fase di sperimentazione e al momento abbiamo seguito tutte le fasi fino all’essiccazione delle fibre.

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Ringraziamo la signora Teresa e i suoi collaboratori e torniamo al Centro di Cultura dove ha sede il laboratorio fisico, con i telai e l’esposizione dei manufatti artigianali, tra i quali spiccano per colore e lavorazione, gli abiti tipici di Guardia Piemontese, simbolo della comunità occitana.

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Questo incontro mette insieme più aspetti interessanti: il recupero della storia e dell’artigianato come punti fondamentali della memoria storica di un comunità, necessari per l’evoluzione; la scoperta di una minoranza religiosa che ha fatto delle scelte anticonformiste pagandone le pesanti conseguenze nel corso degli anni; la capacità di valorizzare le proprie risorse culturali e territoriali.

Conosciamo più tardi il pastore Jens Hansen, pastore valdese di istruzione calvinista, che ci accompagna durante la visita del museo, rispondendo alle nostre domande sui principi che sostengono questa minoranza religiosa, considerata eretica, che proviene dal protestantesimo cattolico.

Il museo valdese e il laboratorio tessile sono legati tra di loro perché la cassa di credito valdese con i soldi ricevuti dall’otto per mille, ha deciso di finanziare la start up del laboratorio fino a renderlo autonomo e indipendente.
Jens è una persona molto aperta mentalmente e affronta la religione con approccio umano, filosofico e teologico. Ci spiega che la religione valdese, che prende il nome dal fondatore di nome Valdo, rifiuta il riconoscimento di tutti i santi e riduce i sacramenti a due, ovvero battesimo e eucarestia che però è solamente un momento celebrato in memoria di Cristo.
Jens dice che questa religione punta tutto sul rapponto diretto con Dio eliminando anche il concetto di punizione, perchè Dio mi ama non per quello che faccio, ma per quello che sono, quindi non ho bisogno di fare delle cose per farmi accettare o di chiedere ai Santi di intercedere per me.
Chiedo ancora se per fare questo non basti la propria morale invece di una religione e lui dice che è la stessa cosa che gli chiede sua moglie, atea convinta.
Ma come? Un pastore valdese accetta di condividere il suo percorso di vita con un’atea?
Certo, io rispetto la sua posizione e la ritengo fondamentale per me, perchè mi permette sempre di avere un punto di vista esterno e analizzare le situazioni con lucidità.
Ci racconta anche del suo percorso di vita; di come la sua evoluzione professionale sia passata attraverso delle scelte un po’ drastiche, che gli hanno permesso di trovare la propria dimensione; del suo stile di vita a basso impatto ambientale e di come l’orto e l’autoproduzione lo abbiano aiutato a consumare prodotti di qualità e a risparmiare molto denaro, riuscendo a lavorare un po’ meno per necessità e più per soddisfazione personale.
Raccontiamo a Jens del nostro progetto e dei vari incontri fatti lungo il percorso. Lui approva e sostiene completamente la nostra iniziativa, suggerendoci anche spunti di riflessione e letture interessanti.
Poi ci chiede se abbiamo bisogno di fare una doccia e a seguito di risposta inevitabilmente positiva, si attrezzano per rendere agibile il bagno del Museo che al momento è sprovvisto della tenda antiallagamento.
Così, quando tutto è pronto, uno alla volta ci dirigiamo in bagno e approfittiamo dell’ospitalità del centro culturale.
Il camper è parcheggiato in uno spiazzo a pochi metri sotto la piazzetta  del paese.
Mentre aspetto che tutti facciano la doccia, mi metto a parlare con una signora seduta sulla panchina della piazza e le faccio delle domande.
Le chiedo se è di Guardia Piemontese e se parla anche lei l’occitano.
Lei mi dice che è sempre stata lì e che sì, parla l’occitano.
Poi le chiedo perchè non indossi l’abito valdese e lei inizia a scavare nei ricordi per raccontandomi di come sua madre lo indossasse. Una donna bellissima, alta, con la faccia bianca e rossa, che quando metteva il vestito valdese era ancora più bella, poi ricorda che quando si svestì dell’abito tradizionale, lei era già abbastanza grande per ricordarsene.

Altre due chiacchiere e poi la signora e i suoi due nipoti salutano e vanno via.
Il paese torna al suo silenzio e noi ne approfittiamo almeno per stanotte, per un sonno sereno.

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Laura Callari

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