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A Santa Maria del Cedro, oro et laboro

Trentaduesimo buongiorno a bordo del camper, come ogni mattina, Gigi si occupa del caffè e uno alla volta ci alziamo e prepariamo, seguendo lo schema per non ingorgarci nei corridoi ricavati dall’assenza di oggetti o ingombri.
Colazione e si parte verso Santa Maria del Cedro che, sul tratto di costa denominata Riviera dei Cedri che, come dice il nome fa vanto del prodotto tipico di questo paese. Con il cedro, oltre al liquore, si producono artigianalmente anche i canditi, le marmellate, i cosmetici e le sculture col legno della pianta.

La tappa di oggi, in confronto a quelle degli ultimi giorni, è una passeggiata di salute di soli 22 chilometri lungo costa.
I piedi dei walkers ringraziano e io pure, perchè in queste giornate meno impegnative, è più facile organizzare i momenti della giornata e anche ritagliarsi qualche ora di qualità per poter scrivere o lavorare per le Officine del Tempo.

Vengo scaricata davanti a una pasticceria con vista sul mare, solo la strada statale ci divide.
Oggi è una giornata particolarmente afosa e la temperatura è difficile da ignorare, in pasticceria trionfano i gelati artigianali riposti in maestose vaschette, decorate con frutta, scaglie di cioccolato o altri ingredienti che caratterizzano i vari gusti.

Mi lascio tentare da una seconda colazione con croissant ripieno al cioccolato bianco, sognando il mito della brioche con granita alla mandorla che vorrei trovare al mio arrivo in Sicilia. Catania, stiamo arrivando, eh.

Riesco a concentrarmi abbastanza bene per tutta la mattina, finché la signora della pasticceria, mi avvisa dell’imminente chiusura per la pausa pomeridiana.
Intanto sono quasi le 15.30 e i camminatori sono arrivati da poco al camper, dove li raggiungo e mangiamo tutti insieme.

Oggi è sabato e così, dopo pranzo, i ragazzi approfittano della vicinanza del mare e del pomeriggio libero per rilassarsi un po’, in attesa di incontrare più tardi Adele Sgró: giovane orafa talentuosa alle prese con la gestione della sua attività e le complicazioni quotidiane, che l’hanno portata a una fase di stallo, economico e creativo, come lei stessa ci scrive quando la contattiamo per chiederle se le farebbe piacere incontrarci.

Scrive così in risposta a Roberta, che le introduce un po’ il nostro progetto:

Gent.le Roberta
mi sento onorata di aver ricevuto questa email, e che mi abbiate scelto per includermi in questo vostro progetto. Sono disponibile perché lo ritengo doveroso, visti i nostri periodi così difficili, privi di vera sostanza e travolti da questo capitalismo. Non ha trovato il mio numero di telefono perché al momento non ho un laboratorio effettivo e le spiego il perché.
Nel 2006 ho comprato le varie attrezzature per cominciare questo mio amato mestiere (sopra casa mia, in un appartamento rustico) con l’intenzione di aprire un negozio con annesso laboratorio, dopo un po’ di esperienza, collaborazioni e possibilità economica.

In due anni ho avuto diverse soddisfazioni, vado fiera in particolar modo della collezione “fiore di cedro”, molto apprezzata dalla gente del posto, per il significato legato alla valorizzazione territoriale.
Il mio entusiasmo però è calato sempre più perché, purtroppo, questo “passo” di qualità non è mai avvenuto. Troppe tasse, difficoltà burocratiche e la crisi non aiuta di certo il mio settore. Quindi sono rimasta ancora con il laboratorio sopra casa mia, dove creo sempre di meno, sia per le condizioni lavorative non ottimali, sia perché non riuscendo a dare forma a questo mio mestiere, vengo sopraffatta dallo sconforto e dalla paura di dover lavorare infrangendo le regole, rischiando di avere delle ulteriori complicazioni, che vorrei evitare.
Credo che il vostro scopo finale si sposi bene con le difficoltà che ha un giovane artigiano nel nostro amato(?) Paese.

Con affetto.
Adele

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Dopo il pomeriggio di mare, Adele ci raggiunge verso le 19.30 e ne approfittiamo per fare due chiacchiere e bere qualcosa insieme.
Parliamo un po’ di tutto: del nostro progetto, del suo progetto, di come il passaggio dall’istruzione al lavoro non sia poi così immediato e consequenziale come ci fanno credere; di come elasticità ed evoluzione siano caratteristiche fondamentali per affrontare ogni nuova sfida lavorativa e stare al passo con le richieste del mercato; di come sia difficile far coesistere etica personale e scopi commerciali e di come passione e lavoro possano stare insieme.
Mentre parliamo, scopriamo anche un altro incrocio casuale (forse) e sorprendente di questo percorso, che ha voluto che una delle nostre avventure avvenisse proprio a Marcianise, dove Adele dice di aver studiato in un grande nucleo di riferimento per la produzione orafa del Sud Italia.
Tutto torna. Come tornano le tematiche e i discorsi affrontati a Eboli con Daniela (artista del pirografo), che da due anni porta avanti la sua attività da artigiana a tutti gli effetti, scontrandosi con le incoerenze dell’inps, delle tasse e di Equitalia che multa gli artigiani se non riescono a pagare con un anticipo di trent’anni, gli onerosi contributi di cui loro stessi dovrebbero usufruire se mai un giorno dovessero andare in pensione. Pare un’assurdità, ma invece è così.
Adele ci parla anche di come cerca di fondere insieme tutte le tecniche di lavorazione artistica e artigianale tradizionali, con l’innovazione delle open source e della modellazione 3D.
Poi il sole sparisce ed è sera. Dovremmo salutarci, ma questo incontro ci ha svelato talmente tante similitudini, che ci piacerebbe confrontarci ancora un po’ e così la nostra amica orafa ci propone una serata in vineria al centro di San Nicola, dove dice di volerci presentare ai suoi amici e parlare loro del nostro progetto.
Ovviamente accettiamo.

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Ci diamo appuntamento dopo un paio di ore e intanto ci spostiamo col camper e ceniamo in una gastronomia di cucina casereccia calabrese, dove ci fiondiamo sulla parmigiana, sugli arancini e sulle verdure miste, in bella mostra nella vetrina. Dopo trenta giorni di affettati, pancetta, uova e fagioli, vedere quella varietà di verdure cotte e crude, mi commuove e finisco il mio piatto con i ciliegini sulla torta, cioè i pomodori secchi sott’olio che, comunque, va bene disintossicarsi ma non troppo.

Dopo cena ci arrampichiamo nel centro storico dove ci aspettano Adele e i suoi amici. Beviamo qualcosa e chiacchieriamo piacevolmente finché non diventa per noi un orario proibitivo. L’orologio segna l’una passata e i nostri camminatori devono ritornare alla carrozza al più presto come Cenerentola, onde evitare di perdere i piedi per strada.
Salutiamo la compagnia della nostra bella serata, di cui siamo stati ospiti e Adele ci saluta e ci ringrazia per averle ricordato che non è sola e che, con qualche sforzo e con una buona dose di tenacia, anche le imprese più difficili possono realizzarsi.
Aderisce al progetto anche con la solita donazione simbolica che per noi è un segnale di chi dice: voglio partecipare anch’io al cambiamento, sono con voi.
Anche noi siamo con te, non perdere il tuo entusiasmo. Troverai la strada giusta e se non la trovi, inventala. Grazie Adele. A presto.

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Laura Callari

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