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Tappa diciannove: Francesco e l’anima del mare

Da Pescara si parte in direzione Marina di San Vito Chietino, facendo sosta a Ortona, dove attendiamo i ragazzi per pranzare insieme.
Fin dalla mattina, prendo contatti con un artista, segnalato dalla Cartisano, che realizza opere d’arte e sculture con gli oggetti e i materiali portati a riva dal mare. Si chiama Francesco Colozzo.
Lo chiamo e gli spiego chi siamo, cosa facciamo e come ho avuto il suo numero.
Lui si dimostra disponibile fin da subito, anche se non gli sono chiari alcuni dettagli. Ad ogni modo ci dice di sì e dice che ci aspetta nel tardo pomeriggio a casa sua, a San Vito Chietino.
Ok, ci riaggiorniamo più tardi.
Dopo pranzo, Fede resta sul camper e Gigi e Saso fanno gli ultimi 8 chilometri a piedi.
Facendo un rapido calcolo, dovrebbero arrivare a destinazione verso le 17.30, ma sono le 18 e ancora non si vedono all’orizzonte. Li chiamiamo e ci dicono che hanno fatto delle deviazioni di percorso e, così facendo, si sono trovati ad attraversare campi e pinete e che hanno incrociato dei signori che gli hanno dato dei pazzi, mettendoli in guardia per il rischio cinghiali.
Fortunatamente, anche per oggi i nostri cinghialotti hanno portato a casa la pellaccia, evitando scontri e combattimenti con altri dissimili.
Ricomponiamo il gruppo e ci mobilitiamo verso casa di Francesco.
Intanto Mauro ci chiama dicendo che è in zona e verrebbe a farci un saluto.
Parcheggiamo il camper sulla statale. Sulla nostra destra, giù dalla strada, c’è il mare e sulla sinistra tante case abbarbicate con i balconi vista spiaggia.
Camminiamo per 10 minuti buoni, alla ricerca del numero civico esatto, senza riuscire a trovarlo. Sentiamo in lontananza qualcuno che suona e pensiamo sia un buon segno, però noi abbiamo come riferimento il civico 65, mentre qui siamo all’81. Niente. Io e Saso, che siamo in testa alla fila indiana, procediamo nella nostra ricerca, mentre gli altri si fermano, anche perchè Gigi dice di aver visto su un balcone degli oggetti strani.
Torniamo indietro e scopriamo che l’intuito Marino ci aveva preso, Francesco ci chiama e ci viene incontro per accoglierci, insieme ai suoi due cani, raccolti anch’essi dalla strada, dice sorridendo.
Io lo avviso della presenza di Mauro e della sua amica, dicendo che siamo in sette  invece che in cinque e lui dice che non c’è nessun problema. Venite!
Facciamo qualche scalino e subito ci ritroviamo in una terrazza piena di sculture, composizioni, pesci assemblati con oggetti strani, personaggi buffi e pezzetti di legno, plastica, latta, acciaio, ammassati e suddivisi in vari contenitori.
Davanti a noi: il mare.

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Dopo aver fatto gli onori di casa, procurando sedie per tutti e offrendoci da bere, Francesco inizia a raccontarci un po’ della sua vita, di come la sua passione per gli oggetti portati dal mare, si sia manifestata fin da quando era piccolo, di come fosse necessario trovare una dimensione quotidiana che lo rappresentasse, a costo di lasciare il suo lavoro in serigrafia, che gli assicurava un buono stipendio, ma non lo faceva stare così bene.

IMG_8301 Officine del tempo passouno marina di san vito chietino francesco colozzo informazione in formazione (6) Officine del tempo passouno marina di san vito chietino francesco colozzo informazione in formazione (17)
Dice: preferisco guadagnare qualcosa di meno, ma potermi godere il mare e lavorare di mattina all’alba. Faccio delle lunghe passeggiate in cerca dell’oggetto giusto, che mi colpisca. Poi porto con me anche un sacchetto per raccogliere le enormi quantità di plastica che invadono le spiagge e cerco di radunarle per evitare che il mare se le riprenda.
Io sono curiosissima e lo tempesto di domande, poi gli chiedo quale sia l’oggetto più prezioso che ha trovato e quale quello più assurdo.
Un orologio e una pallina da golf. Dice poi, che fortunatamente negli ultimi anni, sta diminuendo la quantità di cotton fioc dispersi nel mare, ma che comunque gli oggetti che trova sono davvero di ogni forma e di ogni tipo. Sta raccogliendo anche tanti giocattoli di gomma o di plastica e, per sensibilizzare anche i bambini, ha costruito dei pesci pulitori con una rete al posto della bocca, nella quale metterà tutti i giochini trovati. Bisogna puntare tutto sui piccoli ormai.

Intanto Mauro saluta e va via.

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Francesco va a prendere uno dei suoi contenitori e mi fa vedere cosa c’è dentro. Io dispongo tutti i pezzi in modo ordinato sul pavimento e provo stupore a ogni pescaggio.

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Parliamo ancora un po’ e  Francesco ci racconta che, tra le altre cose, è attratto dal reciclo in genere e dagli oggetti abbandonati e  che, oltre alle sue creazioni, collabora con il collettivo Mammuth a.d.w.t. che si occupa di scultura, pittura, musica, video, elettronica, performance ed installazioni. Insieme creano, utilizzando materiali recuperati ovunque, come questa scultura realizzata con dei copertoni vecchi abbandonati per strada.
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Ad un tratto Francesco ci dice: il vostro progetto mi piace davvero tanto, ma cosa posso fare di concreto per aiutarvi?
Vi serve qualcosa? Ditemi pure.
Io dico che potrebbe parlarne con i suoi amici o con altri ragazzi, artisti, gli lasciamo qualche volantino.
Poi gli spiego quali sono i metodi per sostenere il progetto e aiutarci a relizzare le Officine del Tempo e infine gli chiedo se posso usare il suo bagno per fare una doccia, dato che in camper è scomodissimo lavarsi i capelli e inoltre, l’ultimo carico dell’acqua deve essere stato fatto da qualche cisterna con residui di qualcosa, quindi odora di qualcosa di indefinito tipo benzina.
Francesco dice che non c’è nessun problema, e mi accompagna in bagno.
Lascio i quattro uomini più uno al loro idillio, mentre si godono il silenzio in assenza delle mie domande.
Al mio ritorno dalla doccia e calata la sera ed è arrivata l’ora di andare.
Francesco ci saluta, ci ringrazia, ci regala una sua piccola creazione da portare in viaggio con noi, l’insalata e i pomodori del suo orto.
Poi ci fa una donazione, con una parte del ricavato di un’opera venduta oggi stesso. Dice che gli fa piacere contribuire perchè  è felice della nostra visita che, dopotutto, è stata una sorpresa.
Come se domani qualcuno mi chiamasse dicendo, ehi ciao tu non mi conosci, siamo in cinque, stasera possiamo passare a trovarti?
Noi siamo commossi davanti a tanta generosità e apertura da parte di una persona che fino a qualche ora fa nemmeno ci conosceva.
Lo ringraziamo con tutto il cuore e lo ringraziamo anche per aver saputo cogliere il nostro messaggio e via verso un’altra avventura.
Di gente bella, ne è pieno il mondo…per fortuna.

 

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Laura Callari

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