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La tappa infinita, per arrivare a Polla

Buongiorno mondo, l’itinerario della ventinovesima tappa vede l’arrivo a Polla.
– Ah bene e quanti chilometri sono?
– Ehmm 47.
Cosa?
– Quarantasette chilometri?
– Ma è una follia? Sono 10 ore di cammino.
Sì infatti, ma intanto ci incamminiamo e poi valutiamo il da farsi strada facendo.
Ok.

Partono così, spavaldi e temerari i tre camminatori mascherati.
Si attrezzano per contrastare anche la giornata soleggiata che di certo non aiuta e partono sereni.

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Gianni ed io pure. Ci avviamo tra stradine sinuose e panorami rassicuranti, di nature rigogliose.
Ci fermiamo a metà strada a Scorzo e, guardando dal finestrino, vedo un’insegna che recita Ristorante Nonna Adele.
Certo la prima cosa a cui penso è la cucina di nonna, ai carciofi al forno, agli arancini, alle alette di pollo dorate, ai biscotti di Pasqua, le frittelle e tutte le cose buone preparate nella cucina in cui sono cresciuta. Anche mia madre cucina molto bene, ma sono due stili differenti, uno basato sul gusto e sulla cucina sana, l’altro basato sulle divinità del colesterolo e della frittura estrema. Quando ero piccola, anche l’acqua a casa di mia nonna mi sembrava più buona, soprattutto in estate quando sfoderava  bottiglie intere completamente congelate dal freezer a pozzetto, che per berne un sorso dovevi aspettare mezz’ora e affannarti in riti di scioglimento prematuro dell’acqua, sfidando le leggi della fisica.
Ma tornando a noi, a quell’ora del mattino, la trattoria per me significa prima di tutto corrente elettrica, comodità e possibilità di lavorare tranquillamente. Mi avventuro e chiedo ospitalità alla ragazza che prepara i tavoli in sala.
Mi accoglie benvolentieri e assimila anche molto bene i principi del nostro progetto, tanto che, appena arrivano i primi clienti, ci fa subito pubblicità. Brava, grazie.
Tutto procede a meraviglia e verso le 14 arrivano i camminatori, ancora in tempo per provare le specialità della trattoria.

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Ne approfittiamo per mangiare le pappardelle fatte in casa con i funghi porcini e i fiori di zucca, accompagnati da peperoncino secco o fresco da aggiungere a volontà. Un pranzo davvero soddisfacente, per il quale non ci facciamo mancare un mezzo bicchiere di vino a testa.

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Poi, per scongiurare il pericolo abbiocco post-digestivo, Saso e Gigi mettono subito in moto i piedi, per sfruttare al meglio il rifornimento di carburante, Federico invece è un po’ provato dalla mattinata particolarmente calda e decide di ricaricarsi con una mezz’oretta di sonno, per poi riprendere la camminata da solo, indietro di più o meno cinque chilometri dagli altri.

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Aspettiamo che si svegli e poi partiamo lasciandolo per strada. Sappiamo che più avanti c’è una deviazione a causa di una frana che ha interrotto la strada (almeno due anni fa) e reso l’accesso impraticabile agli autoveicoli.

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Siamo quindi costretti con il camper a prendere un’altro percorso e non ci è più possibile affiancare i camminatori nel loro tragitto, anticipandoli di qualche chilometro, mentre loro decidono di attraversare il pezzo interrotto a piedi.
Raggiungiamo così Polla e prendiamo posizione attendendo il loro arrivo. Intanto io mi assicuro con una certa frequenza che Federico sia sano e salvo e, ogni volta, provo a proporgli di andarlo a prelevare col camper per portarlo dagli altri affinché possano camminare tutti insieme.
Niente, si rifiuta perchè vuole fare tutta la strada senza sconti.
Mi preoccupo perché, secondo i miei calcoli, la luce del giorno sparirà molto prima del suo arrivo a destinazione, ma ormai si è intestardito, quindi possiamo solo aspettare: che ci chiami o che arrivi.

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Il sole sta tramontando e ancora non si vede nessuno all’orizzonte. Alle 20.45 arrivano Saso e Gigi, distrutti, ma sorridenti e soddisfatti di avercela fatta.

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Si siedono fuori e non si alzano per almeno mezz’ora, emettendo suoni e piccoli lamenti ad ogni minimo movimento.
Dopo una mezz’oretta circa, si manifesta anche Fede, tramite cellulare. Mi accendete il boiler per l’acqua calda per favore?

Eccolo affacciarsi in lontananza all’alba delle 22, con il suo ombrellone colorato raccolto e infilato nel fodero dello zaino.
Arriva anche lui provato e la prima cosa che fa è quella di togliersi le scarpe e lanciarsi in doccia. Mi racconta dopo di essere stato aggredito dai cani e di aver dovuto agitare in aria  il bastone dell’ombrellone per intimorirli, ma per fortuna tutto si è risolto bene.

In tutto questo, nessuno si è occupato di prepare la cena, solo Saso ha espresso il desiderio di mangiare un pollo a Polla, ma la prima rosticceria è a 54 chilometri di distanza, quindi scatta il piano Kebab e Gigi Marino e Gianni si lanciano in esplorazione per catturare del cibo, anche giusto per fare due passi.
Trovano un kebab nostrano esattamente in fondo alla strada, dove abbiamo parcheggiato e ci chiamano per raggiungerli.

Saranno distanti cinquecento metri da noi, ma ad ogni passo si sente la disapprovazione dei camminatori di giorno.
Ci nutriamo per evitare inutili svenimenti e poi, con la stessa verve dell’andata, ci ritrasciniamo fino al camper ed è già mezzanotte.
In dodici secondi sono già in pigiama e posizionata nel loculo.Letto, teletrasportami.

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Laura Callari

One Comment

  1. Vi ammiro cari amici miei, siete una forza della natura, apprezzo il vostro spirito di una missione invidiabile e non so da quanti (al giorno d’oggi) fattibile. Un grande abbraccio al bassista più bastardo e buono che abbia mai conosciuto, al cantautore e compagno di scuola Saso e al grande Giannone compagno di merende e amico di vita!
    Un abbraccio alla Cartisano che segue il tutto da lontano…buon arrivo amici miei.
    Gianpaolo

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