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E all’undicesimo giorno, si riposò. Aquafan? No Mutonia

L’undicesimo giorno a Cesenatico, partono dalla base solo Federico e Gigi, in direzione Riccione. Salvatore non è ancora al pieno delle forze e così decide (saggiamente) di stare a riposo per essere operativo per il giorno successivo.
Fa un caldo cosmico già di prima mattina. La strada è piacevole e costeggia il mare, ma il sole non dà tregua ai nostri camminatori.
Camminano tutta la mattina, mentre Saso collabora alle attività di gestione e manutenzione del camper, mettendo alla prova  la sua resistenza fisica sotto antibiotico.
Tra le varie commissioni, cerchiamo anche delle aree di sosta camper, dove poter approdare nel pomeriggio. Purtroppo è sabato, è luglio, siamo a Riccione e stasera c’è la notte rosa anche qui. Le cose si complicano e l’idea di schiacciarci tra truzzi festaioli e abbronzati cronici, per la modica cifra di 80 euro solo per parcheggiare un camper, proprio non ci alletta.
Sento intanto la mia collaboratrice preferita Cartisano che, dalla base, ci segue e ci direziona sempre con prontezza, mentre nelle pause accarezza ripetutamente un gatto bianco, ridendo di gusto. Muahahaha.

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Si ricorda di Andy, il fidanzato musicista di un’amica, che vive in una comunità di artisti a pochi chilometri da Riccione. Dice che bisogna capire se è possibile raggiungerli per incontrarli e fare due chiacchiere e magari trovare delle soluzioni per la notte, lì in zona. Ci dà un paio di numeri di telefono per visitare questo luogo situato a Santarcangelo di Romagna.

La mattinata scorre velocemente tra un giro e l’altro ed è già giunta l’ora di raggiungere i ragazzi per la pausa pranzo e agevolarli nel ristoro fisico e nel recupero di una temperatura corporea accettabile, considerando che sul lungomare non c’è nemmeno un alberello a fare ombra. Invitiamo di nuovo Gigi a prendersi un mezzo pomeriggio di riposo.
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Mentre io preparo il pranzo nel parcheggio del supermercato, Gigi, Saso e Gianni vanno a fare la spesa e Federico ne approfitta per recuperare due cartoni rigidi e improvvisare una brandina a terra.
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L’atmosfera è rilassata e distesa (come il Fungo) e dopo aver pranzato, arriva l’annuncio che tutti aspettavamo da qualche giorno.
Ragazzi, anche per oggi i nostri 20 chilomentri ce li siamo fatti, ma stamattina abbiamo faticato molto.
Considerando che lo scopo di questo viaggio è goderci il percorso e che alla fine questa non è una crociata, ma una cosa bella che stiamo facendo anche per noi stessi, dichiaro ufficialmente approvato il pomeriggio libero, così ne approfitto anche per andare al Brico e comprare delle cose per modificare l’armadio del camper.

Del resto è pur sempre Gigi Marino e lui si rilassa così, comprando ripiani e modificando l’unico armadio che il camper ci mette a disposizione, per poterne usufruire al meglio in cinque.

Io, che approvo la sua decisione e sono felice che sia più intelligente che cocciuto (e assicuro che ha la testa molto dura), esprimo la mia approvazione e il mio sostegno prendendo spunto dalla creazione del mondo, ricordando che anche Dio al settimo giorno si riposò.
Gigi sorride e con un certa fierezza dice, beh noi saremmo già all’undicesimo.

Facciamo dei giri in cerca di un Brico e ci sentiamo proprio come l’allegra famigliola che di domenica va in gita.
Saso intanto migliora di ora in ora, grazie anche al supporto del pubblico da casa, nella fattispecie il suo dentista di fiducia Massimo D’Agostino che l’ha assistito telefonicamente, e mia madre, rinominata in famiglia la dottoressa Tirone, abile dispensatrice di rimedi casalinghi, che mette a disposizione la sua esperienza di vita unita alla documentazione trentennale maturata leggendo Viversani&Belli, Salute OK o, se esistesse, Stammi bene, cià.
Saso ci tiene a ringraziare entrambi per il sostegno tecnico e morale.

Dopo il tour di Riccione, i ragazzi fanno un chilometro simbolico per raggiungere la spiaggia e fare l’autoscattone simbolo della giornata, per ricordarsi che il piacere è importante tanto quando il dovere, perchè il riposo fa parte delle esigenze primarie dell’uomo.

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Intanto tra una telefonata e l’altra, riesco a mettermi in contatto con Nikki, una delle fondatrici della comunità, che scopro chiamarsi Mutonia (Mutoid Waste Company). Dice che siamo i benvenuti e che possiamo fermarci lì per la notte. Intanto mi documento e leggo che Mutonia è stata creata alla fine degli anni ’80, da un gruppo di artisti inglesi, venuti in Italia su invito della compagnia teatrale di Santarcangelo di Romagna, per una collaborazione occasionale, che si è rivelata una svolta di vita.
Dal ’90 hanno iniziato ad insediarsi, riutilizzando vecchie roulotte, container o vagoni di treni dismessi, come laboratori e strutture ad uso abitativo.

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A giugno 2013 il Tar ha emesso una sentenza di sfratto per il gruppo, ma grazie alle iniziative di solidarietà dal mondo dell’arte e della cultura e al supporto degli abitanti della zona, le istituzioni e le belle arti si sono mosse, definendo Mutonia un’installazione artistica a cielo aperto, da salvaguardare e valorizzare.

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A Santarcangelo scopriamo un mondo che sembra uscire da un mix di scenografie prese da MadMax, Wall-e e Transformers, una Gardaland del rottame, dove i rifiuti metallici, gli ingranaggi, le macchine distrutte e vari pezzi degli oggetti da buttare, vengono fusi e rimodellati in grandi creature, robot e installazioni d’arte.

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Gigi sembra un bambino al Luna Park, lui che ama recuperare i materiali, riciclare e unire pezzi per creare strumenti e arredi, è estasiato. In realtà lo siamo tutti.
Nikki, una scultrice scozzese che vive a Mutonia dal ’90, è alle prese con una libellula gigante, che deve consegnare per il giorno dopo.
Ci fa posizionare con il camper e poi approfitta subito delle braccia dei nostri quattro omaccioni, per spostare la sua opera e definirne i dettagli.

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Facciamo un giro tra le varie soluzioni abitative e ad ogni angolo troviamo delle sorprese.
In modo ordinato ci organizziamo per fare la doccia e il bucato a mano. Io per fortuna ho ancora una buona scorta di mutande e magliette, che estraggo dal minitrolley come se fossi mago con cilindro, quindi mi doccio con una certa disinvoltura nei bagni in stile trainspotting. Ormai non mi spaventa più nulla e per una doccia calda sono disposta a chiudere entrambi gli occhi.

Gigi intanto finisce i suoi lavoretti del fai-da-te e ci dicono che più tardi ci sarà una festa di compleanno.
Cala la sera e la stanchezza si fa sentire, io sono così esausta che vado a letto quasi senza cena.
I ragazzi vanno a festeggiare e pare che al party si siano molto divertiti, mentre io sognavo di dormire.

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Laura Callari

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