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A Vasto come viandanti su un mare di bellezza

Dallo spazio di sosta lungo la statale, dove abbiamo dormito cullati dal ritmo delle auto di passaggio, inizia il ventesimo giorno del nostro percorso.
Siamo esattamente a metà e siamo contemporaneamente abbastanza vicini e abbastanza lontani dalla meta, ma non ce ne preoccupiamo perchè la nostra unità di misura è l’esperienza.
La formula per calcolarla è Vita = chilometri + avventure + incontri + vesciche + sudore + imprevisti + sorrisi.
Partono i walkers agili come felini e determinati come elefanti a portare a termine anche questa tappa, simbolo di una piccola conquista.
Io e Gianni ci dirigiamo subito alla meta, dove ci separiamo per svolgere al meglio le nostre mansioni. Il driver si occupa dei rifornimenti e io cerco un posto tranquillo dove poter scrivere tutto il giorno. Già che ci sono, me lo scelgo sulla spiaggia, con il mare a pochi metri.
Intanto tengo monitorati gli spostamenti dei camminatori che, a quanto pare, oggi si stanno godendo un percorso davvero suggestivo e rilassante, sebbene non privo di sorprese.

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Costeggiano per un lungo tratto la costa, ricca di piccolissime baracche di legno utilizzate dai pescatori per appendere le reti e smistare il pescato, scoprono dopo che si chiamano trabocchi e che sono delle macchine da pesca su palafitta. Ogni trabocco ha un nome diverso e l’insieme caratterizza questo tratto di costa, famoso in tutta Italia come la Costa dei Trabocchi, nota per la sua bellezza naturalistica e per la sua eterogeneità.

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Più avanti scoprono un’altra delle sorprese paesaggistiche dell’Abruzzo: la riserva naturale Punta Aderci, un luogo paradisiaco, dove uomo e ambiente hanno trovato un ragionevole compromesso. Un alternarsi di natura selvaggia e rigogliosa a vigneti coltivati e campi di girasole, a favore di un panorama che colma gli occhi di luce e colori.

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Come ogni meraviglia, Punta Aderci è stata scoperta per caso e, per caso, Federico si avvicina a Francesco, il custode della riserva, per chiedere delle informazioni di percorso.
Dopo aver dato le indicazioni, Francesco si interessa sulle motivazioni che hanno portato i walkers lì e offre loro da bere.
Poi gli racconta che lui è laureato in agronomia e che è felice di fare un lavoro in cui si senta realizzato, anche se non guadagna tantissimo. Infine dice che il progetto delle Officine del Tempo gli piace molto e chiede se può fare un video da pubblicare sul sito.
Ciak, azione.
Si salutano e i nostri camminatori procedono tra l’erba alta e la terra battuta. Attraversando una pineta, si imbattono in una serie di impronte di cinghiale.

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Gigi prende il coltellino svizzero da esploratore, che non si sa mai, ma fortunatamente non è necessario utilizzarlo.
Procede il cammino e non finiscono le sorprese, come ad esempio quella della poesia scritta su un sasso, immortalata da Saso.

NonPassouno officine informazione in formazione officine del tempo  vasto tappa venti trabocco punta Aderci (11) uccidete il mare, la libellula, il vento, non soffocate il lamento, il canto del lamantino, il galagone, il pino; anche di questo è fatto l’uomo e chi per profitto vile fulmina un pesce, un fiume non fatelo cavaliere del lavoro. L’amore finisce dove finisce l’erba e l’acqua muore.

In tutto questo, io sono sempre a Vasto, in spiaggia a scrivere, ma piano piano l’aria si rinfresca, il cielo si rannuvola e si fa strada il rischio pioggia che, durante questo viaggio, sembra non volerci abbandonare quasi mai.
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Con cadenza ritmata, un giorno sì e uno no, troviamo il temporale ad attenderci per l’orario aperitivo. Puntuale come un orologio rotto che, comunque, segna l’ora giusta almeno due volte al giorno…dicono.

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Causa maltempo, quindi, questa volta non abbiamo potuto svolgere i compiti assegnati dalla prof. Cartisano abbiamo preferito dire la verità, invece di usare le scuse banali come: il gatto mi ha strappato il foglio, mio padre ha buttato il libro nel fuoco perchè siamo molto poveri o a casa la sapevo, ma poi ho mangiato una caramella blu e non ricordo più niente.
La prova assegnata questa volta era assai ardua. Consisteva nell’andare a Punta Penna, nella zona del porto a cercare il pescatore Lino o un qualsiasi altro pescatore, per farci raccontare la leggenda della città sommersa di Aspra.
Con la pioggia in arrivo, però, il porto è desolato e Gianni deve attuare il piano di salvataggio per i camminatori a pochi chilometri dall’arrivo e la blogger, così da radunare tutti sotto lo stesso tetto.
Dopo un’oretta la tempesta si placa e il cielo si rischiara, ne approfittiamo allora per fare rifornimenti di cibo per la serata (non manca una bottiglia di vino per festeggiare) e per tornare tutti insieme a Punta Aderci, dove c’è anche una piccola area di sosta per i camper, con un panorama splendido.

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Facciamo una bella camminata esplorativa e cerchiamo un punto per fare un video con il bilancio di questa metà del percorso.
Poi si torna tutti al camper, perché Gigi Marino si offre come chef creativo per una sera, mentre a turno usufruiamo del bagno per lavarci e prepararci quasi per la notte. Una cena pazzesca con pasta, soffritto di cipolla e macinato di carne, panna e pepe.
Con una pasta così, in un attimo ti cala la palpebra.
Grande Gigi. Cotto e spazzolato!

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Laura Callari

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