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Venticinquesimo giorno: una doccia nella questura di Napoli

Il venticinquesimo giorno inizia così, con l’appuntamento alle otto del mattino, davanti al laboratorio di Mandarino.
Dopo qualche indugio decidiamo di andare, ma studiamo un piano d’azione sia per evitare di posticipare troppo la nostra partenza, sia per evitare di trovarci in situazioni sconvenienti. Ci concediamo un’oretta per parlare, preparare un caffè e vedere le sue opere e poi però dobbiamo andare.
Quando arriviamo lì, alle 8 meno cinque, l’atélier è già aperto e i quadri sono stati disposti in bella vista.

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Scendiamo dal camper in due o tre tempi e mentre siamo fuori a guardare l’esposizione, arriva anche Nicola, che la sera prima aveva detto che forse avrebbe fatto un salto. Questa volta viene con un altro signore, che si presenta come Michele Colella, il presidente della Pro Loco di Marcianise (Marthianisi)
Facciamo un po’ di chiacchiere, prepariamo un caffè per tutti e ci muoviamo a piccoli nuclei, per non intralciare l’entrata della baracca che si sviluppa in lunghezza e già a quest’ora la temperatura interna è tropicale.

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Mentre Antonio incanta Saso con i suoi racconti e le sue poesie, fuori ne approfitto per chiacchierare piacevolmente con Michele e Nicola. Il sole picchia forte e inizia a fare caldo, meglio mettersi in cammino. Entriamo tutti nella baracca per ascoltare un’ultima poesia scritta e interpretata da Mandarino.

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Poi ringraziamo, ci salutiamo tutti e che la giornata abbia inizio.

Oggi si prospetta una giornata assai difficile, sia perché ci toccherà affrontare il centro di Napoli in camper, sia perché io e Gianni abbiamo una questione da risolvere che definirei sconveniente, ovvero trovare un punto di scarico delle acque nere.
Per trovare una soluzione, percorriamo in via del tutto eccezionale l’autostrada in cerca delle aree di servizio che di solito sono ben attrezzate. Scopriamo dopo svariati chilometri aggiuntivi in su e in giù per l’autostrada, dopo aver pagato la tangenziale almeno quattro volte e dopo aver provocato una crisi di nervi a Gianni, che in 60 chilometri di autostrada ci sono in tutto 4 autogrill su ambo i lati e che comunque nessuno di questi ha quello che cerchiamo. Ok pipù, per ora hai vinto tu.

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Ci dirigiamo verso il lungomare di Napoli, dove arriviamo incolumi dopo una serie di incroci carpiati.
Parcheggiamo e io mi metto a lavorare, con enormi difficoltà data la temperatura folle di oggi, aggravata ancor di più dall’afa e dall’inesistenza di un bar con la corrente elettrica nel raggio di 3 chilometri. Inoltre, considerando che dopo dieci minuti di sosta, ci si avvicina uno strano individuo che fa domande strane e poi cerca di venderci un tablet, decido di non allontanarmi dal camper, anche perchè il mio nervo sciatico è ancora leggermente compromesso e non vorrei trovarmi in situazioni dove l’unica cosa da fare è correre.
Subito mi vengono in mente due cose:
Uno. La mia professoressa di diritto quando alle superiori, per spiegare il concetto di buonafede sfoderava l’esempio del venditore sospetto.
Due. Le magiche fregature degli anni ’90, quando girava voce che nelle aree di sosta all’altezza di Napoli vendessero dei televisori che in realtà erano scatole piene di mattoni e io mi chiedevo sempre, ma perchè uno dovrebbe comprarsi un televisore in autostrada? Non l’ho mai capito.
Tutto si complica perché abbiamo finito l’acqua e dobbiamo cercare assolutamente un supermercato per rifornirci, così Gianni si avventura a piedi, avendo deciso di aderire alla teoria fissista del camper, almeno fino a stasera.
Quando torna non è solo. Un tizio molto, anzi un po’ troppo gentile, si è offerto di aiutarlo a trasportare l’acqua, dopo essere subentrato a seguito dell’avvicinamento sospetto di altri due strani soggetti che gravitavano da diversi metri attorno a Gianni e alle sue casse d’acqua.
Un ‘esperienza un po’ così, di certo non piacevole, ma comunque con lieto fine e costata solo tre euro per ricambiare l’infinita gentilezza, chiamiamola così, va.
Intanto sentiamo i camminatori che ci comunicano dei rallentamenti causati dalla curiosità dei passanti: l’ombrellone di Fede attira gli sguardi curiosi della folla, che si avvicina per chiedere.

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Mi arriva un messaggio:
– Mi sa che ritardiamo di almeno un’oretta, qui ci fermano tutti.
– In che senso?
– Vogliono parlare!
– Ah. Ok.

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Quando finalmente riescono a raggiungerci, facciamo un brevissimo resoconto della giornata e poi sollevo la problematica scarico acquae nere, da risolvere al più presto. Forse c’è un’area di sosta attrezzata verso Ercolano. Andiamo.
Intanto Gigi sente suo padre, che vive a Napoli per lavoro e che ci assicura un parcheggio ben custodito e la possibilità di fare una doccia. Ah, dimenticavo il padre di Gigi vive dentro il palazzo della questura quindi, dopo aver sbrigato le faccende sporche, parcheggiamo esattamente davanti alla questura ed entriamo in ciabatte con i nostri asciugamani e zainetti per fare la doccia.
Questa è la top ten della mia classifica personale delle docce assurde della vita.

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Intanto Federico approfitta delle vie del centro di Napoli, per mettere fine a tutte le sue sofferenze e fare l’ennesimo acquisto per i piedi doloranti.
Parte in missione per comprare un nuovo paio di scarpe e ci raggiunge un’oretta più tardi per prepararsi per la serata di relax.
Questo sabato sera ce lo godiamo così con una cena tipica partenopea. Per noi tanti antipasti misti, mozzarelline, ricotte, melanzane e polpette al sugo, un’immancabile assaggio di pizza, pasta di gragnano e tante altre coccole gastronomiche, una passeggiata nel centro storico e poi tutti al camper, per prepararci a dormire con la deliziosa afa, tipica delle città ad agosto.

Napule è tutto lu suonno
e a sape tutto o munno.

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Laura Callari

One Comment

  1. A leggere il titolo, ho pensato che vi avessero scambiati per profughi clandestini e condotti in questura per accertamenti. Poi hanno visto che eravate bravi ragazzi e, per farsi perdonare, vi hanno offerto una doccia riparatrice/ristoratrice.

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