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Ventiduesima tappa: a Campobasso, camminando sulle acque

Ora 8 del mattino e, a Palata, di Natale ancora nessuna notizia.
Ce ne faremo una ragione, perché è già un altro giorno e il percorso di oggi è più complesso del saliscendi cosmico del giorno precedente.
Oggi ci sono 43 km di cui più della metà su una strada statale sul viadotto, quindi completamente sprovvista di marciapiedi o bordo percorribile.
Visto il notevole livello di difficoltà, decidiamo di procedere con il camper suddividendo il percorso in vari tratti, al fine di tenere monitorata la situazione.
Scendendo da Palata, la strada è ripida e piena di curve, ma abbastanza fattibile.
I paesaggi offrono visioni suggestive e poichè mi è impossibile scrivere a causa dei tornanti perpetui, mi rilasso e mi godo il panorama.

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Arriviamo all’imbocco con la statale e ci fermiamo ad attendere i walkers.
Ci chiamano dopo un paio d’ore chiedendoci di raggiungerli avanti sulla statale, perché hanno tagliato dritti giù dalla montagna e sono arrivati in un punto diverso da quello previsto.
Li preleviamo con il camper e li portiamo un po’ più avanti, per evitare pericoli laddove la strada non è praticabile a piedi.
Riprendono la marcia e anche noi avanziamo per un piccolo tratto di strada, fermandoci nella prima area di servizio che incontriamo, in modo da essere reperibili in caso di bisogno.

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Per quanto riguarda la collezione di infortuni e dolori di Passouno, oggi anche io mi sono aggiudicata la prima medaglia, meritandomi anche, il soprannome da me stessa approvato di zoppa.
Accade così, quando meno te lo aspetti, che una mattina ti svegli e non riesci ad appoggiare la gamba a terra, sentendo delle fitte dalla gamba alla schiena, facendo perno sull’anca, come se da un momento all’altro dovesse crollare tutto. Avviene così che l’instabilità metaforica e umorale diventi anche instabilità concreta e fisica. Quindi a questo punto sono un po’ indecisa sul soprannome da darmi: metterei ai voti la scelta tra la zoppa e l’instabile.
L’ironia della sorte, ha voluto inoltre che, dati i miei continui sberleffi ai poveri walkers, io fossi  l’unica zoppa, nonostante non stia camminando (credo mi si sia infiammato il nervo sciatico poichè passo gran parte delle mie giornate seduta davanti al computer, sulle sedie più improbabili o sul camper, dove assumo posture scorrette, e aggravo il tutto trasportandomi zaino e computer da una parte all’altra, in cerca di una postazione di lavoro). Ehhh qualcuno lo diceva sempre: la vita è dura e poi muori.

Vorrei sdraiarmi nel mio loft mansardato dal camper, ma una vespa si è appena infilata dentro le tendine che riparano il piano superiore dal resto del camper e io già immagino la tragedia di questa sera, quando andando a letto, ci imbatteremo nella vespa furiosa che riempirà sia me che Federico di centinaia di punture, non trovando subito una via d’uscita.
Apro le tendine e inizio a muovere e sollevare ogni lenzuolo, cuscino o pigiama che intralci il mio campo visivo. Faccio rumore e sventolo vestiti per stanare la vespa furbetta che, però, pare si sia smaterializzata. Chiudo le tende e decido che stasera si occuperà dell’ispezione Fungo l’entomologo in modo da evitare a lui delle puntutre e a me delle scocciature.

Comunque, niente di grave, a parte il fastidio fisico e l’assenza di una vera zona infermeria e il rallentamento delle attività lavorative.
Mangiamo qualcosa per l’ora di pranzo e poi prendo un antidolorifico e antinfiammatorio e mi accoccolo su uno dei divanetti del camper. Di fronte a me, Gianni ha avuto la stessa idea e così ci spariamo una sacrosanta pennichella pomeridiana in questa estate anomala. Non è come meriggiar pallido e assorto presso un rovente muro d’orto, ma quasi (ciao Eugenio, ti stimo).
Ci svegliamo di soprassalto. Gianni è stato disturbato dal ronzìo di una vespa (se viene punto rischia lo shock anafilattico) e io vengo svegliata da Gianni che combatte contro la vespa, insultandola e inviatandola ad andare via.
A pericolo rientrato, scatta il piano protezione, apriamo tutte le finestre e solleviamo le zanzariere fissandole, laddove necessario, con le mitiche fascette salvavita. Secondo me, alle elementari, invece di insegnare la storia e la geografia, che uno poi fa sempre in tempo ad approfondire, potrebbero inventare la materia fascette e fai-da-te, dove dovrebbero insegnare a cavarsela in ogni situazione con due fascette e una puntina da disegno.
Invece di far fare angioletti con la pasta colorata, che poi un genitore, per potersene disfare, deve fingere che gli sia caduto per terra frantumandosi in mille pezzi, fascette power. Forever.
Tornando a noi, adesso siamo al sicuro…a meno che, quella vespa cattivona, non stia aspettando il momento più adatto per colpire, forse aspetta proprio che tutte le uscite siano bloccate, per poterci aggredire. Forse sono paranoica? Forse un po’ sì. Comunque, la prudenza non è mai troppa.
Intanto sentiamo i camminatori che ancora hanno qualche chilometro davanti da percorrere e insidie da superare.
Ad esempio, ci raccontano dopo, di aver incontrato dei cani randagi in branco avvicinatisi correndo e abbaiando, finchè GigiMarino non ha utilizzato a suo favore le leggi della natura, emettendo un verso cupo tipo heooo e così intimorendo i cagnacci che subito fanno dietro front e scappano.
GigiMarino – cani randagi 1-0.
Il nostro selvaggio preferito, decide poi di cercare un sentiero alternativo alla pericolosa statale dei viadotti, e così si addentra in una selva semioscura, dove viene aggrdito da insetti e ragni e ne esce dopo una veloce ispezione con una sola conclusione maturata: lo sapevo che mi dovevo portare il machete!

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Eh, è così, chi crea delle nuove strade, a volte rischia anche di dover affrontare ostacoli e pericoli, senza raggiungere subito il proprio obiettivo. Pazienza.
Gigi – Natura 1-1 ( per ora).

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I tre camminatori ci raggiungono e siccome, anche per oggi, si sono macinati i loro 35 chilometri, decidono di fare l’ultimo pezzo del viadotto in camper, anche per evitare i suoni e i gesti contrariati, dei guidatori che, tra lo stupore e l’aggressività, non si lasciano sfuggire l’occasione per dare qualche colpetto al clacson.

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Decidiamo di fare un giro per Campobasso, approfittandone anche per andare a fare un piccolo pit stop al negozio dei camminatori, per cambiare le gomme di Gigi, ormai comletamente lisce e consumate, e per la gioia di Federico che non vede l’ora di comprare un altro paio di pantaloncini, per evitare di lavarli ogni sera a mano e per rifarsi gli occhi nei reparti scarpe e solette.
Io e Saso restiamo sul camper e facciamo le scommesse sugli acquisti compulsivi che potrebbero fare Gigi e Fede.
Alla fine perdiamo entrambi perché loro resistono alle tentazioni, uscendo soltanto con le scarpe e i pantaloncini, come da programmi. Uau, bravi!
Un po’ di spesa e poi  Gigi si propone di nuovo come chef e promette per la serata, una pasta con zucchine, panna e pancetta, da far salire il colesterolo alle stelle, pure a Olivia di Braccio di Ferro.
Io sono distrutta, mi fa male ancora la gamba e sono un po’ intorpidita dai farmaci, come diceva un mio amico farmacista: le medicine, dove non acconzano, sconzano (traduzione: dove non aggiustano, distruggono).
Mi lavo, chiedo a Federico di fare l’ispezione vespa come da programma e poi mi lancio nel letto, sprofondando nel cuscino in 5 minuti.
Se volete sapere gli eventi salienti della serata chiedete agli uomini, anche se, ho come il vago presentimento, di non essermi persa grandi cose, a parte il menù.

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Laura Callari

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