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Ventiquattresima tappa a Caserta: chi cerca, qualcosa trova

Stamattina c’è una novità: Gianni Musolino cede il volante a Gigi Marino e si scambiano i ruoli per 12 chilometri.
Gigi guida e Gianni cammina. Dopo la colazione, avviene il passaggio di testimone e Gigi presta lo zaino al camminatore occasionale e gliene descrive il contenuto: acqua, miele per integrare gli zuccheri, maglietta di ricambio, coltellino svizzero, guanti protettivi in caso di necessità e altre cose da GigiMarino.
Gianni, al contrario, non ha bisogno di spiegare nulla per quanto riguarda il camper.
Mentre si fa qualche movimento di leggero riscaldamento, arriva Pupo a salutare e a fare qualche foto ricordo. Decide poi di seguire i camminatori finché la strada gli consente l’affiancamento per ultimare il suo reportage fotografico.

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Salutiamo il nuovo trio e ci avviamo felici del nostro nuovo assetto. Chissà se Gianni ce la farà?
Gigi e io approfittiamo del distributore dell’acqua per ricaricare le bottiglie, anche per ridurre un po’ la produzione dei rifiuti, della quale in questi giorni stiamo prendendo meglio coscienza. Solo con le bottiglie di plastica che svuotiamo ogni giorno, in una settimana potremmo riempire il camper. Si producono troppi rifiuti: è necessario ridurre tutti i materiali di imballaggio e scarto e alle Officine del Tempo lavorerermo anche su questo, anche se, per quanto ci è possibile, cercheremo da subito di limitare il nostro impatto ambientale, partendo proprio da questa povera terra denominata  dei fuochi.

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Ci mettiamo in marcia verso Caserta e Gigi si gode ogni curva, ogni metro fatto in mezzo al verde, tra le case e i campi, con il suo adorato camper.

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In 20 minuti arriviamo sul luogo dell’appuntamento con i camminatori. A pochi metri c’è un fruttivendolo e  ne approfitto per comprare un po’ di frutta e verdure, mentre Gigi, come al suo solito, si dà al bricolage.

Dopo un paio di ore, arrivano i camminatori. Tutti e tre. Sani e salvi.
Ecco qui l’intervista rilasciata da Musolino al suo arrivo.

Ci spostiamo un po’ più avanti alla ricerca di un posticino appartato per pranzare.
Parcheggiamo e in tempo zero arriva una volante dei carabinieri che, passando di lì per caso, ci vedono e inchiodano per tornare indietro.
Scendono due agenti e ci chiedono i documenti. Mentre raccogliamo carte di identità e patenti varie, cerco di stemperare la situazione raccontando un po’ cosa stiamo facendo e che ci siamo fermati per il pranzo. Dico che in tre sono arrivati lì da Milano, a piedi e prontamente i walkers mostrano i segni delle loro abbronzature improbabili: chi il segno dei calzini, chi delle magliette; Saso scopre l’inguine, dato che va in giro con dei pantaloncini sgambati in stile Flash Dance.
Diciamo che, dopo pranzo i camminatori si metteranno in marcia, fino a raggiungere la Reggia di Caserta a piedi. Illustriamo il nostro piano sul percorso da intraprendere e loro sembrano un po’ stupefatti e un po’ divertiti.
Poi uno dei due ci pensa e suggerisce un percorso alternativo che dice essere alberato e meno trafficato, passante per l’acquedotto romano, che arriva dritto dritto dentro la Reggia.

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Poi salutano, prendono un volantino e ci augurano buon viaggio.
Terminato il momento di sosta, i walkers accettano il suggerimento, anche se con qualche piccolo dubbio. Si attrezzano come al solito (Fede con l’ombrellone, Gigi con il suo spruzzino d’acqua da giardiniere, Saso rifornisce la sacca dell’acqua), salutano e partono.
La squadra ritrovata del camper riparte con l’obbiettivo Reggia di Caserta. Gianni è un po’ preoccupato per il disordine stradale e per il traffico tipico di queste zone, a maggior ragione dovendo entrare nel centro storico della città.
Ci addentriamo rischiando più volte la vita. Le macchine sbucano da tutti gli angoli, senza rispettare precedenze, semafori o segnali di STOP. Qui vige la legge della strada, vince il più prepotente.
Intanto, io cerco di rintracciare l’artista segnalato per l’incontro di questa sera. La cosa si complica un po’, dato il personaggio un po’ particolare. Antonio Mandarino è un artista di strada che la Cartisano mi presenta come l’ultimo dei Bohèmien. Dice che abita a Marcianise, ma che dopo l’incendio del suo ex laboratorio, non è sicura di dove possiamo trovarlo. Mi dà un indirizzo da verificare e il numero di telefono di Gennaro, un addetto ai lavori in ambito artistico, che ha avuto contatti con Mandarino nell’ultimo periodo.
Lo chiamo, gli spiego del progetto e poi gli chiedo se può darmi un recapito telefonico o delle indicazioni certe per trovare l’artista.
Lui mi spiega un po’ la situazione e poi mi conferma l’indirizzo, dicendo che lo troviamo tutti i giorni, tranne quando piove. Lo ringrazio, ci salutiamo e mette giù.
Mi chiama dopo pochi minuti e mi chiede di mandargli un po’ di materiale, che gli piacerebbe pubblicare un articolo su di noi.
Ok, grazie Gennaro, a presto.

Tra un pericolo schivato e l’altro, riusciamo a raggiungere un parcheggio, esattamente sotto la Reggia di Caserta. Gianni si sente finalmente al sicuro e determinato a non muoversi mai più fino all’arrivo degli altri.
Ci si avvicina il custode e ci spiega che il parcheggio ha un costo di 15 euro, ma che possiamo rimanere fino alle 2 di notte e attaccarci alla corrente nella zona dedicata ai camper. Poi avvisa che stasera ci sarà il concerto di Massimo Ranieri e quindi qui non avremmo problemi di parcheggio.
Ma Gianni non so se ci conviene…tra un paio di ore al massimo noi ce ne andiamo.
Ok va benissimo. Preferisco così.
Ok.
Così con la Reggia sulla testa, ce ne stiamo rintanati in un parcheggio sotterraneo, con i muri grigi di smog, cemento e con la luce artificiale.
Unica nota positiva, abbiamo l’attacco della corrente e siamo in una posizione centralissima.

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Attendiamo gli altri, che arrivano dopo aver ripreso la tradizione del selfie magico e partiamo quasi subito alla ricerca di Mandarino.
Quando riusciama ad individuare il suo laboratorio, che poi sarebbe una baracca di legno realizzata con materiali di fortuna, scopriamo con tristezza che lui non è più lì, una catena intorno alle assi di legno, ci fa capire che il laboratorio è chiuso per oggi.

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Chiediamo informazioni a due passanti, che ci dicono che se torniamo domani in mattinata, sicuramente lo troviamo, anche sul presto.

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Mi ricordo che secondo gli indizi della Cartisano, dovrebbe abitare a Marcianise, ovvero a pochi chilometri da dove siamo ora.

Passouno officine del tempo officine informazione in formazione Caserta Mandarino Marthianise (100)Propongo di andarlo a cercare, immaginando che in paese, sicuramente qualcuno lo conoscerà.
La mia proposta viene accolta da tutti e così ci mettiamo alla ricerca. Girovaghiamo un po’con il camper, sotto gli occhi curiosi dei pedoni.
Arriviamo nella piazza del paese e decido di approcciare un gruppetto di signori seduti sulle panchine della piazza.

Spiego loro la situazione e dopo essersi consultati mi danno varie versioni, dicono che possiamo trovarlo di sicuro alla baracca e poi discutono un po’ tra di loro perchè non sanno bene dove abiti.

 

Poi uno di loro, Nicola Erboso, si fa avanti e dice senta signorina, non so se può interessarle, ma io sarei il vicepresidente della Pro loco di Marthianisi (Marcianise) e anche io sono scultore e se vuole posso farle conoscere diversi artisti locali. Mandarino è noto in zona, ma abbiamo moltissimi artisti che meritano di essere conosciuti.

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Se vuole io posso aiutarvi a cercare quello per cui siete venuti qui, ma se vi fa piacere prima posso portarvi da uno scultore molto bravo che ha realizzato anche una delle opere presenti dentro questa chiesa (indicando la chiesa della piazza alle nostre spalle). Faccio un attimo una telefonata.
Ciao, senti vengo a trovarti con un po’ di gente per far vedere le tue opere, va bene?
Ok a tra poco.
Noi accettiamo subito, perchè fa parte della nostra concezione di viaggio, lasciare che gli eventi accadano, quindi se Nicola ci fa questa proposta, non ce la lasciamo di certo sfuggire!

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Poi già che siamo lì, ci invita a la bellissima chiesa dagli interni in pieno stile barocco, con affreschi e opere che presentano forti influenze caravaggesche.

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Ci guida tra le opere, mostrandoci anche le stanze più nascoste della chiesa.

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Troviamo una sua opera in marmo e una dello scultore che incontreremo tra poco: è un Cristo Crocifisso realizzato da Carlo Valerio, ricavato da un unico tronco di cedro intagliato. Il soggetto è classico, ma la tecnica è davvero notevole, quindi iniziamo a fremere per i nostri incontri. Andiamo?

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Nicola fa strada a cavallo della sua bicicletta, mentre noi lo seguiamo con il camper. Facciamo un paio di chilometri ed eccoci arrivati. Carlo ci attende e ci accoglie nella sua casa. Attraversiamo il portone e subito ci immergiamo in un’atmosfera surreale. Quello che si presenta è un quadro vivente della tipica famiglia allargata. Abbiamo evidentemente anticipato di poco l’orario di cena e nel cortile interno ci sono due grandi tavoli apparecchiati con diverse signore che aiutano i loro figli a cenare. Ci sono tantissimi bambini, qualcuno gioca , grida e corre attorno al tavolo, gli altri mangiano. Salutiamo e tutti ci salutano guardandoci con occhi grandissimi e curiosi. Entriamo subito in casa nella sala delle sculture, dove subito possiamo vedere diverse opere disposte in modo ordinato sopra il mobile del salone.
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Non abbiamo tantissimo tempo, ma ci fa piacere ascoltare con quanta passione Carlo ci racconta le sue opere e il suo percorso professionale.

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Nelle sue creazioni c’è ironia, dinamismo e tecnica allo stesso tempo.
Ci racconta che lui ha sempre vissuto di artigianato e che le opere artistiche, le realizza principalmente per passione o per piacere.
Ogni pezzo ha dietro un progetto, una storia, un simbolismo ricercato e quello che mi colpisce di più è il dinamismo che emerge dalle opere, rendendole originali e sinuose.
La padrona di casa ci offre il caffè per darci il benvenuto e noi non rifiutiamo, poi Carlo Valerio chiede un momento di attenzione per presentare un ‘opera di cui va molto fiero, accompagnandola con una poesia scritta da lui dal medesimo titolo: TSUNAMI.

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Questo incontro è stato molto bello, ma Nicola ci tiene ad aiutarci a raggiungere il nostro obiettivo, quindi ci rimettiamo in strada e così ci guida sempre con la sua bicicletta, attraversando Marcianise e fermandosi ogni tanto a chiedere informazioni a qualche conoscente.

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Dopo diversi tentativi, ci fa segno di parcheggiare: abbiamo trovato Mandarino! Quasi subito arriva la moglie che maschera malamente un po’ di agitazione. Dice di andare a chimare suo marito, dopo che Nicola intercede per noi sintetizzando il motivo della nostra visita.  Attendiamo nello spiazzo di cemento di un cortile, ci sentiamo un po’ osservati sia dalle persone sedute fuori dalle loro case, sia da quelle chiuse dentro, che magari danno un’occhiata da dietro le finestre.

Attendiamo, finché torna la signora e dice come una brava presentatrice, ecco l’artista Antonio Mandarino e fa gesto con la mano verso una panchina, per indicarlo. Ci giriamo e lui è lì. In canottiera e pantaloncini, un po’ frastornato.

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Salutiamo e ci presentiamo, chiedendo scusa per averlo disturbato, ma siamo qui di passaggio e…

Sì, mi avete disturbato. Stavo dormendo e mi hanno tirato giù dal letto perchè qualcuno mi cercava. Ditemi allora.
Cerco di introdurre il nostro progetto e gli dico che non avendolo trovato al laboratorio, abbiamo deciso di cercarlo in paese. Lui non sembra particolarmente attento alle mie parole, ma non si lascia certo sfuggire l’occasione di un pubblico così numeroso e soprattutto interessato a lui. Inizia a raccontarsi ed esordisce dicendo: io sono un po’ come Vannégog e un po’ come Ligabue.

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Parla di come sia necessario per lui doversi svendere per poter mangiare. Dice che la sua arte no0n viene apprezzata, ma intanto tutti vogliono comprare i suoi quadri, anche se vogliono pagarli poco. Nelle sue parole si alternano rabbia, ironia, amarezza, rancore, strafottenza, necessità, rifiuto della società, rifiuto del vil denaro, ma voglia di essere riconosciuto dal punto di vista commerciale.
Ci fa capire, prima in modo velato e poi sempre più esplicito, che lui è disponibile, ma la sua disponibilità ha un prezzo.
Chiariamo che non siamo qui per questo e capiamo che c’è stato un fraintendimento, perché la moglie (che ripete alcune parole sottovoce per dare enfasi al discorso del marito) aveva capito che eravamo lì per comprare dei quadri. Mandarino dice che non è la prima volta che qualcuno va a cercarlo di notte per comprare le sue opere, o per fargli un’intervista (ad esempio una giornalista di raiuno). Dice che però dobbiamo vederci l’indomani, con la luce del sole, al suo laboratorio, perchè adesso qui non è la situazione giusta. Noi dovremmo ripartire molto presto e così dice di dargli un orario che per lui non ci sono problemi.

Concordiamo un  appuntamento per le 8 del mattino, e ci diamo un limite massimo fino alle 9 per ripartire.
Lui è un po’ deluso, ma comunque dice che ci aspetta e non si arrende, ribadendo che potremmo anche essere interessati a comprare qualcosa, non si sa mai.

Ringraziamo e salutiamo, cercando un posto più o meno tranquilli dove poter passare la notte.
Ci sentiamo un po’ vulnerabili in questa città, ma decidiamo di esorcizzare la paura, fermandoci in un bel parcheggio con la statale  di fronte e le prostitute nella stradina alle nostre spalle, dalla quale ci divide solo una retina verde che delimita il perimetro.

Perfetto! Affidiamoci, sperando solo di ritrovare tutte e quattro le gomme del camper.
Prima di andare a letto facciamo una piccola riunione ed esprimiamo delle perplessità in merito all’incontro. Che facciamo domani andiamo? Non andiamo?

Siamo un po’ confusi e affamati, Gigi, Gianni e Saso vanno alla ricerca di un panino notturno e Fede ed io ci accontentiamo di una cena a base di taralli e poi subito a letto. Oggi è stata una giornata pienissima, domani sveglia all’alba e ancora non sappiamo cosa ci aspetta.
Chissà! Dicono che la notte porti consiglio…proviamo, dài.

 

 

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Laura Callari

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