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Pontelandolfo: tutto il mondo è paese

Alla tappa numero ventitre, il nostro viaggio ci porta in un paesino tranquillo immerso tra natura e montagne, noto per un tragico eccidio accaduto il 14 agosto 1861: siamo a Pontalandolfo.

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Gianni ed io approdiamo in esplorazione con il camper, mentre i camminatori si godono la passeggiata di relax sulla strada alberata e poco trafficata.
Abbiamo la necessità di fare il carico di acqua, perché siamo rimasti praticamente a secco; ci guardiamo attorno e riconosciamo nell’unico distributore di benzina del paese (forse) la nostra sola possibilità di successo. Gianni va a chiedere e torna con una risposta negativa in tasca.
Nuooo. Io intanto sono in emergenza doccia e la mia vocazione per l’igiene personale, mi porta ad affinare sempre più, l’ arte di fare la doccia nei luoghi più improbabili e in situazioni assurde.
Questa volta individuo una struttura sportiva polifunzionale, dove mi dirigo per fare un’indagine.
Intanto Gianni è riuscito a fare il carico dell’acqua al rifornimento di benzina di cui si parlava sopra. Stesso posto, stessa domanda, altro benzinaio: risposta positiva. Capita così anche nella vita a volte che qualcosa vada bene o male a seconda del momento. Basta non arrendersi.

Io intanto individuo due signori che giocano a tennis e ne approfitto per far loro delle domande sulle docce e su come funzionino le tariffe e la gestione della struttura.
Tutto molto semplice: chiami Mario, il custode, e parli con lui. Giocare a tennis costa 2 euro all’ora con la doccia compresa. Ottimo, è fatta. Certo potremmo fingere di giocare a tennis, ma desteremmo sospetti. Forse è meglio spiegare la situazione.
Intanto mentre io mi interrogo sul da farsi, si palesa Mario e subito i ragazzi mi chiamano e gli spiegano che lo sto cercando.
Racconto a Mario del nostro progetto, gli dico che vorremmo fare una doccia, ma che possiamo fare finta di voler giocare a tennis.
Dico però che l’orario di arrivo dei ragazzi non è calcolabile in modo preciso perchè dipende dalla strada.
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Mario dice: signorina, non vi preoccupate, una doccia gliela facciamo fare. Poi si preoccupa per gli orari perchè ha solo 2 spogliatoi e non sa come mettermi a disposizione una doccia appartata. Ci accordiamo per il pomeriggio, mi dice: lei venga quando vuole, io ci sono dalle 16 alle 18, le apro lo spogliatoio e lei fa tutto con comodo. Ci sono i phon e l’acqua calda.
Perfetto! Grazie mille. A dopo
A dopo.

Bene, abbiamo la doccia per la sera e già questo è un buon inizio.
Possiamo quindi dirigerci verso un punto di sosta. Chiediamo al benzinaio gentile, che ci suggerisce un parcheggio tranquillo nella piazza del paese.
Qualche centinaio di metri e ci siamo; esattamente nel centro di Pontelandolfo dove disponiamo di: 3 bar equidistanti da noi, un barbiere dietro l’angolo, un alimentari sull’altro angolo, docce calde e un distributore a gettoni di acqua potabile gasata e naturale a 500 metri di distanza. Evviva!
Oggi è un giorno speciale, in cui vorremmo festeggiare con Gigi il suo primo anniversario di matrimonio, a maggior ragione oggi che si trova distante dalla sua mogliettina (La Cartisano wife). Pare un’assurdità, ma alla fine tutto segue un filo più o meno logico. L’anno scorso, i due sposini erano a Las Vegas, con tutti gli invitati lontani a vedere il matrimonio in streaming, quest’anno, giusto per fare una cosa alternativa, hanno deciso di festeggiare a distanza.
Gianni decide di farsi bello per l’evento e si dedica del tempo andando dal barbiere, occupandosi anche delle pubbliche relazioni. Si trova a suo agio mentre attende, seduto con i signori del paese. Poi va a comprare una torta per festeggiare l’evento, ma non trovando una pasticceria aperta, torna al camper un po’ deluso.
Ci confrontiamo e decidiamo di accontentarci di una torta gelato. La cerco io, mentre faccio un giro perlustrativo alla ricerca del mio ufficio per oggi.
Cammino per il paese (per fortuna il mio nervo sciatico è migliorato), e mi sento tutti gli occhi addosso, come se avessi  un enorme cartello rosso con la scritta: forestiero.
Questa cosa accade in tutti i paesi e mi fa sempre un po’ riflettere su come nelle grandi città, si sia persa questa dimensione umana di contatto e condivisione, come ci si guardi sempre meno negli occhi, come spesso non si conoscano nemmeno i propri vicini di casa e come si sia attenti e sensibili nei confronti degli sconosciuti, ignorando completamente le richieste di chi ci sta accanto. I rapporti umani sono un bel groviglio.
Comunque tra una ricerca e l’altra, si avvicina il mio appuntamento con la doccia.
Vado a rigenerarmi alla fonte dei campi da tennis. Passare dal bagno microscopico del camper, a un mega spogliatoio con 5 docce solo per me è un’emozione indescrivibile. Adesso sì che si ragiona, sono tornata operativa.

Torno al camper e trovo i giovani camminatori arrivati da pochi minuti. Li spedisco subito dal mio nuovo amico Mario, mentre io custodisco il camper ed escogito un piano per comprare la torta senza farmi beccare da Gigi.
Attendo il ritorno leggendo uno dei sei libri che ho inutilmente portato in valigia (avrò letto 10 pagine da quando siamo partiti).
Compro anche due chili di pane per mimetizzare il tutto, ma appena arrivo Gigi dice: perchè hai comprato la viennetta?
Vabbé ho fallito, vado a scrivere. Ciao.

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Mi apparto in una saletta di uno dei tre bar della piazza, dove si dimostrano molto disponibili, anticipandomi però che la saletta è libera solo fino all’orario di cena. Ok, giusto il tempo per un resoconto.

Pubblico e mentre sto per spegnere il pc, ricevo una telefonata e così esco dal bar parlando al cellulare e passo di fianco a Saso, Gigi e Gianni senza nemmeno vederli.

Nonostante sia ora di cena, tutto tace e non si sa bene come, dove, quando, cosa e se mangeremo, inoltre abbiamo anche poco tempo, perché alle 23 abbiamo la solita diretta telefonica con la radio.
Al camper c’è solo Fede e così chiamo gli altri per capire meglio cosa fare. Mi dicono di essere al bar, quindi faccio prima a raggiungerli a piedi.
Arrivo mentre stanno discutendo su quale sia il ruolo più difficile tra camminatore e guidatore e così Gianni si propone per fare cambio per un giorno con uno dei camminatori. Si consultano Gigi e Saso e decidono di accettare la sfida, scommettendo sul fallimento di Gianni. Dicono: va bene, tanto dopo 12 metri sei già sdraiato a terra. Scommettiamo? Ok.
La sfida è partita: Gigi e Gianni si scambieranno i ruoli, ma al massimo per 10 chilometri perchè comunque qui ognuno ha un ruolo e va bene strapazzare un po’ Gianni, ma non si può rischiare di avere un guidatore fuori servizio.
Intanto al bar è subentrato un personaggio particolare, che intuiamo essere il proprietario del locale. Un signore non molto alto, con i capelli corti, degli occhiali alla moda e una treccina lunghissima.
Inizio a parlare con lui e gli dico che i tre ragazzi stanno attraversando l’Italia a piedi. Pensa che io stia scherzando e quindi sorvola, quindi provo ripeterglielo e lui ad un certo punto si illumina. Dice una cosa tipo: agg vist ogg tri scem sulla statale chi camminavano sutt’au cavd ( traduzione: ah ho visto tre tipi a piedi oggi, uno aveva l’ombrello. Faceva un caldo folle e ho pensato va sti tre scemi!) Ovviamente dice tutto in dialetto strettissimo ed è probabile che io mi sia persa parti rilevanti del discorso, ma comunque il sunto era questo.

Ci mettiamo a parlare tutti insieme, coinvolgendo anche altri due ragazzi seduti al tavolo fuori, che ci raccontano di quello che i giovani fanno da queste parti. Ci propongono di andare al fiume a fare il bagno, dicono sia un posto bellissimo, ma noi non abbiamo tempo. Dovremo ritornarci. Ora che ho facilitato la conversazione, posso anche tornare al camper e riposare un po’.
Inizio a pensare seriamente che forse andremo a letto senza cena, finché non si presentano gli uomini alla porta, con panzerotti fritti, pizze e patatine. Yeahhh. Si mangia e poi di nuovo tutti da Pupo (il proprietario del locale –  i ragazzi fuori dal bar dicono che tutti lo chiamano così).
Ne approfittiamo del wi-fi per la diretta radio e successivamente ci soffermiamo a parlare un po’. Lui ci regala un paio di libri su Pontalandolfo (uno sulla storia e l’altro sul lancio della ruzzola, un formaggio) e ci dà appuntamento per il mattino seuccessivo, per fare qualche foto da mettere sul suo sito.

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Anche questa giornata è andata, come cantava Pupo (quello vero) alla fine degli anni ottanta:

E tu dove sarai domani
domani è un altro giorno
e tu dove sarai domani
domani è un nuovo giorno

 

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Laura Callari

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