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Passouno si è fermato a Eboli, ma solo per una notte

E piove piove anche su questo giorno numero ventotto.
La complicazione mattutina di oggi è il lavaggio di vestiti e calzini fetidi , come al solito. Cerchiamo una lavanderia a gettoni, chiedendo aiuto a google maps, che subito ci indica quello che fa al caso nostro.

Mentre vaghiamo per Salerno, sono arrabbiata con Google: lui la fa sempre facile, ma ciò non toglie che stiamo girando da venti minuti a piedi con le borse cariche, alla ricerca di un indirizzo che a quanto pare non esiste.
Chiediamo informazioni ai passanti e, come nel migliore dei film comici, su quattro persone, due dicono a destra e due a sinistra. Mi chiedo se dare ascolto o meno agli istinti violenti che mi impongono di tirare testate a caso ai passanti.

L’angioletto buono (sulla mia spalla) mi invita alla calma e io lo ascolto, facendo sparire il diavoletto delle testate volanti.
Alla fine troviamo la lavanderia e vi risparmio le solite descrizioni tragicomiche sulla gestione del bucato.
Finisco di impacchettare tutto quando è già ora di pranzo e i camminatori arrivano al punto di incontro intermedio prima di noi. Ci siamo dati appuntamento a Battipaglia, davanti a una gastronomia specializzata in formaggi e latticini della zona, dove è possibile prendere mozzarelle di bufala, ricottine, panzerotti ripieni, panini farciti e altre bontà.

Partiamo da Salerno e sul nostro percorso incrociamo alcune cose interessanti come una struttura di scale inconcludenti alla Escher e un cimitero in stile inglese, come quelli che si vedono nei film.

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Arriviamo con il camper a Battipaglia, quando i walkers hanno già finito di mangiare e si stanno preparando per ripartire. Gli andiamo incontro per salutarli e mi accorgo che Saso ha tutta la gamba graffiata e un po’ gonfia. Mi spiega che è caduto in un tombino, crollato sotto i suoi piedi, mentre camminava. Tuttosommato non si è ferito gravemente, ma ha bisogno di cambiarsi la calza zuppa, del piede precipitato nel buco.
Intanto Fede e Gigi mi raccontano i dettagli dell’accaduto, dal loro punto di vista, perchè solitamente l’assetto delle posizioni da camminata vede Gigi in testa, Fede in mezzo e Saso che chiude la fila, quindi quando è precipitato nel tombino, nessuno si è accorto di nulla ed è dovuta intervenire una macchina che passava di lì e ha assistito alla scena che, suonando, richiama l’attenzione degli altri due camminatori.
La chicca esilarante è che in tutto questo Saso stava registrando una nota vocale con i suoi appunti di viaggio e quindi la registrazione riporta esattamente il momento in cui è caduto e si sente addirittura il rumore sordo del colpo.
Verificato che lo sfortunello stia bene, parte il tormentone dell’ascolto della registrazione e mentre Saso cerca di ripristinare le condizioni ottimali del suo corpo, noi gli siamo tutti addosso per chiedere di ascoltare il messaggio, come dei bambinetti fastidiosi e molesti, finchè l’infortunato ad un certo punto scoppia in un momento di isteria, uno di quelli che si esauriscono in pochi secondi. Spegne così il nostro entusiasmo e ci allontaniamo delusi. Quando si calma e capisce di aver perso il suo momento di protagonismo, ci richiama subito per ascoltare la registrazione e farci quattro risate insieme.

Ristabilito il buonumore e le condizioni ottimali per camminare, si riparte. Io e Gianni ci fermiamo per assaggiare le prelibatezze tanto decantate dai camminatori e cerco di resistere alle tentazioni optando per una classica mozzarella di bufala campana. Semplice e gustosa, per un pranzo senza rimpianti.
Siamo pronti per partire verso Eboli, dove arriviamo nel primo pomeriggio.
Ci piazziamo in un parcheggio all’inizio del paese e io ne approfitto subito per chiamare il contatto segnalato dalla Cartisano.
Oggi tocca a Daniela, artista del pirografo, che ha intrapreso il mestiere di artigiana da un paio di anni, per portare avanti la sua passione per il disegno e le decorazioni. Daniela non ha un laboratorio vero e proprio, ma si è attrezzata per bene a casa, creando un negozio virtuale on-line, dove descrive i suoi manufatti e ne pubblicizza la vendita.
Ci sentiamo al telefono, le spiego un po’ perchè vorremmo incontrarla e poi le do il tempo necessario per guardare il nostro sito e informarsi un po’, per capire se la nostra proposta le interessa o meno.
Mi richiama dopo poco dicendomi che le piace molto il progetto e che stiamo facendo una cosa bellissima, quindi ci tiene a incontrarci e se vogliamo ci raggiunge e porta alcune delle sue creazioni da farci vedere.
Poi mi propone anche un eventuale giro turistico nel centro storico di Eboli.
I camminatori arrivano con calma nel tardo pomeriggio. Il tempo di rilassarsi e docciarsi e a un certo punto, mentre Gigi è in doccia, arriva Daniela.
Provvediamo ad allestire il salottino del camper e a chiudere Gigi Marino con il separé nelle camere della toiletta di Venere, per non creare dei traumi alla nostra ospite.
Ci sediamo e iniziamo a parlare, finchè ad un certo punto Gigi appare dalle tende del sipario, come una femme fatale da prima serata alla tivù, solo che invece di salutare il pubblico con baci soffiati nel vento dice: eh però, se me lo dicevate prima nemmeno mi lavavo. Così non ha senso, ho sudato più ora vestendomi che stamattina camminando. Ciao, io sono Gigi. Che teatrini deliziosi.
Scopriamo che Daniela è una nostra coetanea e condivide con noi le stesse difficoltà lavorative e di assetto sociale che ci hanno spinto a voler rivoluzionare, nel nostro piccolo, lo stile di vita quotidiano. Daniela ci lascia in regalo un bellissimo libro sulle tradizioni ebolitane e sugli antichi mestieri del paese.
Dopo una chiacchierata allegra e intensa, ci propone di andare a fare un giro nella parte alta della città, ci porta con la sua macchina, ma ci sono solo quattro posti vacanti.
Io devo finire di scrivere delle cose, quindi mi autoescludo, lasciando spazio agli uomini. Gianni preferisce restare in camper e così io mi aggrego con l’intenzione di trovare un bar dove lavorare mentre loro fanno i loro giretti.

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Ci avventuriamo nel centro di Eboli e in cima ci separiamo davanti alla basilica dei frati francescani, dove sarebbe bello posizionarmi, se solo non ci fosse un matrimonio in corso.
Trovo un piccolo chiosco con bar all’aperto, dotato di sedie e tavolini in un giardino interno.

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Dopo quasi un paio di ore, all’orizzonte c’è un temporale che avanza minaccioso, uno di quelli che non si fanno mancare niente.
Cerco di raccogliere cavi e cavetti prima che cadano le gocce e subito telefono ai ragazzi per avere notizie sui loro spostamenti. Mi porto sulla soglia del locale, ringraziando il mio nuovo amico che gestisce il bar, e vedo Federico che sta per venirmi incontro. Intanto sullo sfondo si sviluppa una scena surreale, comica e spaventosa allo stesso tempo.
Stanno cadendo i primi goccioloni di pioggia e in lontananza si vedono lampi e si sentono dei tuoni sempre più vicini, una signora si rivolge a Daniela facendole delle domande, non si capisce bene cosa sia successo, ma pare che la signora abbia motivo di scaldarsi con Daniela facendole delle domande sempre più incalzanti su dove voleva mandare quei turisti che le hanno chiesto informazioni.
Sai io ho capito tutto, dimmelo dove volevi mandarli?
Tra lo stupore generale ci guardiamo tutti per cercare di capire cosa voglia questa signora e a chi si stia rivolgendo.
Intanto anche Federico ed io raggiungiamo gli altri e vediamo la signora dirigersi in modo aggressivo verso di noi.
Daniela giustamente le dice di andarsene e la signora grida.
Sei solo una stronza!
Federico interviene e dice, ma senta stronza ci sarà lei e quella si inginocchia a terra, spalanca le braccia e grida sììì insultatemi sono qui. Avanti, insultatemi, me lo merito!
Daniela Senta signora si sposti che devo uscire con la macchina.
Lei si alza e dice ah, sì scusa e mentre si allontana verso la sua automobile grida siete tutti degli stronzetti e poi emette una risata da riposseduta.
Non sappiamo se ridere o preoccuparci, ci guardiamo di nuovo e cerchiamo in giro le telecamere sospettando uno scherzo, ma niente.
Entriamo tutti in macchina e quando pare che tutto sia finito, la signora scende di nuovo dalla macchina e ci viene incontro correndo, in mano mi sembra che abbia qualcosa e inizio a temere che voglia sfondarci i finestrini, come accade nei film horror.
Invece la signora ha solo un foglietto in mano, arriva alla macchina e bussa sul finestrino blaterando ancora delle cose, finché non ci allontaniamo ignorandala competamente.
Siamo tutti un po’ scioccati, Daniela è dispiaciuta e arrabbiata allo stesso tempo e dice, benvenuti a Eboli. Mi dispiace.
La rassicuriamo dicendole che è tutto normale, e che è solo colpa nostra che, per predisposizione naturale, attiriamo tutte le situazioni surreali.
Gigi sostiene che esistano persone che soffrono con l’aumento della carica elettrostatica nell’aria e prima che arrivi il temporale, dando fuori di matto. Io non sapevo di questo disturbo, ma sinceramente ora ci credo.
Daniela ci riaccompagna al camper, sotto la pioggia battente e così ci salutiamo al volo sotto l’acqua. Di certo è un incontro che non dimenticheremo facilmente.
Grazie Daniela e grazie anche alla signora strana che ha movimentato il nostro pomeriggio.
Ci ritiriamo nella nostra casa che, come si dice: casa mia casa mia, per piccina che tu sia dalla pioggia ci porti via.
Riusciamo a cenare a un orario decente e prima delle undici siamo già tutti nei nostri mondi onirici pieni di solette, scarpe, birra, signore esagitate e tombini fagocitanti.

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Laura Callari

2 Comments

  1. Confermo: un incontro che non dimenticherò facilmente ( ma non per merito di quella matta). Leggere il blog, adesso che vi conosco, è ancora più bello!!! Continuo a seguirvi, un saluto a tutti!!! Dani

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